Assegno di divorzio, cosa succede se convivi o trovi lavoro? Quali sono i rischi

Cosa accade nell’ambito dell’assegno di divorzio se un ex coniuge convive oppure trova un nuovo lavoro? Vediamo cosa dice la legge.

Fedi nuziali
Fedi nuziali – Oipamagazine.it

Quando si tratta di divorzio e sostegno finanziario, è fondamentale distinguere tra due tipi di indennità.

In primo luogo, c’è l’assegno di mantenimento che viene concesso al coniuge che si trovi in ​​uno stato di notevole bisogno e non sia in grado di provvedere pienamente al proprio sostentamento (il cosiddetto “minimo vitale”).

Tale assegno è destinato a coprire le loro necessità economiche primarie e viene richiesto durante i procedimenti di separazione, siano essi consensuali o decisi dal giudice.

Il suo obiettivo principale è quello di fornire all’ex coniuge economicamente svantaggiato un tenore di vita simile a quello goduto durante il matrimonio.

È importante notare che questa indennità non è destinata a essere permanente, ma serve piuttosto come misura transitoria per aiutare l’individuo ad adattarsi alla nuova situazione finanziaria dopo lo scioglimento del matrimonio.

Serve come sussidio monetario e simbolo di solidarietà alla luce dell’instabilità economica che deriva dalla fine della famiglia coniugale.

All’assegno di divorzio, invece, viene riconosciuto un carattere distinto e più ampio, che è stato al centro di ampie riflessioni in campo giurisprudenziale.

Dal 1990 l’obiettivo primario, se non esclusivo, di tale assegno è stato attribuito al benessere del coniuge economicamente vulnerabile.

La Cassazione ha fermamente stabilito che il diritto del coniuge economicamente svantaggiato è un requisito fondamentale, derivante dalla mancanza di mezzi sufficienti per sostenersi.

Alla luce di ciò, l’inquadramento normativo che disciplina l’assegno di divorzio è stato equiparato a quello degli alimenti al coniuge, applicando il criterio del “tenore di vita precedente”.

Come viene assegnato o meno l’assegno divorzile?

Il cambio di prospettiva in materia di indennità di divorzio è avvenuto nel 2017, ben 27 anni dopo la presa di posizione precedente.

Con sentenza n.  11504/2017, Sezione I della Cassazione civile ha deciso di discostarsi dal criterio del tenore di vita.

Assegno di divorzio
Assegno di divorzio-oipamagazine.it

Secondo questa nuova sentenza, i giudici sono ora tenuti a valutare a fondo l’indipendenza finanziaria dell’ex coniuge economicamente svantaggiato nel determinare se concedere o meno un’indennità di divorzio.

Questa valutazione deve essere condotta in modo pratico, prendendo in considerazione indicatori specifici.

  • proprietà o controllo su qualsiasi fonte di reddito;
  • proprietà di beni sia materiali che immateriali;
  • capacità tangibile di impegnarsi nel lavoro.
  • consistente presenza e accessibilità di un’abitazione.

Il criterio per stabilire l’idoneità

Attualmente, il criterio utilizzato per determinare l’idoneità al beneficio del divorzio si basa sulla sentenza pronunciata dalle Sezioni Unite l’11 luglio 2018 (n. 18287).

Tale sentenza riconosce che la finalità della concessione del divorzio va oltre la mera assistenza sociale, abbracciando aspetti risarcitori e perequativi (come già discusso nel caso Grilli).

In sintesi, l’obiettivo è quello di evitare un ingiusto vantaggio per l’ex coniuge economicamente svantaggiato a scapito dell’ex coniuge benestante.

Conseguentemente, il giudice è tenuto a valutare condizioni e circostanze specifiche per garantire l’equità.  A titolo illustrativo, alcune di queste condizioni sono brevemente descritte di seguito:

  • nei casi in cui esista una discrepanza finanziaria tra gli ex coniugi;
  • nei casi in cui la disparità derivi da una decisione condivisa dei coniugi durante il matrimonio.

Nel valutare l’impatto di una decisione sulle opportunità professionali ed economiche di un coniuge economicamente vulnerabile, il giudice indagherà su eventuali ostacoli che impediscono al coniuge di assicurarsi un impiego, anche a tempo parziale.

Questa valutazione include situazioni in cui il coniuge ha scelto di non lavorare per prendersi cura dei figli.

Nel prendere una decisione, il giudice deve valutare sia l’età che l’abilità al lavoro del coniuge.

Tale valutazione dovrebbe tener conto di fattori quali la frequenza scolastica dei figli, che occupa la maggior parte della loro giornata, nonché la possibilità per il coniuge economicamente svantaggiato di cercare lavoro attraverso i centri di collocamento.

Inoltre, il giudice dovrà valutare la durata dell’unione coniugale e il contributo significativo dell’individuo alla costituzione del nucleo familiare.

Nuovo standard introdotto nel 2018

Dal 2018 è stato stabilito un nuovo standard per garantire una valutazione più giusta ed equilibrata delle transazioni di divorzio.

Questo standard è incentrato sul concetto di auto-responsabilità e autodeterminazione per entrambe le parti coinvolte.

Sottolinea l’importanza di ogni coniuge che valorizza sé stesso e il proprio contributo all’unità familiare attraverso le proprie azioni.

Divorzio
Divorzio – oipamagazine.it

Questo approccio mira a evitare che il coniuge economicamente svantaggiato si affidi esclusivamente al coniuge economicamente più stabile per i propri bisogni finanziari.

Tuttavia, ci sono eccezioni in cui l’ex coniuge non ha diritto a ricevere alcun accordo di divorzio.  Eccone alcuni:

  • quando l’ex coniuge manifesta un persistente rifiuto di cercare lavoro, scegliendo deliberatamente di rimanere disoccupato, senza fare alcuno sforzo per assicurarsi un lavoro;
  • nei casi in cui la durata di un matrimonio è minima, spesso definita “matrimonio lampo”, è comunemente inteso che non ci sono stati obblighi o aspettative finanziarie o patrimoniali tra i coniugi;
  • nei casi in cui l’ex coniuge si impegna in attività illecite;
  • nei casi in cui l’ex coniuge lascia la residenza condivisa o è responsabile di maltrattamenti all’interno della famiglia o di comportamenti violenti.

Assegno di divorzio, cosa succede se un ex coniuge convive o trova lavoro?

Indipendentemente dalle circostanze, quando uno degli ex coniugi perde il precedente lavoro o ne ottiene uno nuovo, ne deriva una modifica della propria condizione economica.

Questo cambiamento si traduce in una nuova situazione finanziaria che giustifica innegabilmente l’adeguamento dell’importo della liquidazione del divorzio.

È importante notare che tali pagamenti non solo sono obbligati per legge a essere rivalutati annualmente sulla base degli indici ISTAT, ma sono anche soggetti ad opportune modifiche.

Ad esempio, gli adeguamenti possono essere apportati a seguito di casi come licenziamenti, nuove assunzioni, aumenti o diminuzioni salariali e l’assegnazione di benefici.

Allo stesso modo, se la situazione finanziaria del coniuge obbligato si deteriora, può anche chiedere una rivalutazione dell’importo dovuto per il mantenimento dei figli.

Infine, è responsabilità di chi richiede una modifica del mantenimento coniugale fornire evidenza delle mutate circostanze e presentare la documentazione necessaria.

Impostazioni privacy