Chi potrebbe ritrovarsi con 300 euro in meno sullo stipendio: quando accadrà

Vista l’attuale situazione economica in Italia, ritrovarsi con 300 euro in meno sullo stipendio è una tragedia. Ma quando accadrà?

Portafoglio vuoto
Portafoglio vuoto – Oipamagazine.it

L’inflazione ha allargato la sua ombra malefica ovunque. Ormai gli effetti negativi sono evidenti ovunque.

Materie prime in aumento, prezzi all’ingrosso e al dettaglio spesso esagerati. Insomma, c’è tutto e di più.

Poi ci sono gli stipendi, tipo quelli della Pubblica Amministrazione, che sono stati erosi appunto dall’inflazione. La perdita media attuale è di 342 euro al mese, che ammontano a 4.448 euro all’anno.

A lanciare l’allarme ultimamente è il sindacato Confsal-Unsa, il quale ha informato il Governo Meloni che da ormai 20 mesi sono scaduti i contratti dei dipendenti pubblici.

La situazione attuale è davvero critica, con i rinnovi dei contratti che non sono stati quelli inizialmente paventati, soprattutto se si considera l’escalation dei prezzi negli ultimi 18 mesi.

I bonus una tantum non possono essere in eterno la soluzione, come pure il taglio cuneo fiscale sulle buste paga è soltanto un palliativo per una situazione ben lontana dall’essere risolta.

300 euro in meno sullo stipendio per colpa dell’inflazione

Carbone e Battaglia sono stati molto chiari in merito: non si possono più accettare le solite scuse che rimandano i rinnovi contrattuali, così come sulle risorse, che vanno rese disponibili immediatamente.

300 euro in meno sugli stipendi
300 euro in meno sugli stipendi-oipamagazine.it

L’inflazione si è trasformata in uno scalatore quasi infaticabile nel 2022, salendo fino all’8,1%. Poi, per fortuna, ha rallentato per poi iniziare la discesa fino al 5,8%.

In base ai dati ISTAT, se lo Stato Italiano vuole tornare al potere d’acquisto del 2021, bisogna rivalutare la retribuzione con il coefficiente di 1,139.

Quindi, se la retribuzione mensile nel 2022 era pari a 32.000 euro, adesso dovrebbe essere di 36.448 euro.

All’appello mancano ben 4.448 euro annui, che ammontano a 342,15 euro al mese in più. Quanto detto finora è il riassunto delle richieste da parte di Confsal-UNSA e FIALS-Confsal.

Il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia, ha affermato che “la sabbia dentro la clessidra sta finendo.

“La mobilitazione sarà il prossimo passo, soprattutto se continueranno a procrastinare la questione salariale nel settore pubblico. Se il Governo continua a tacere in merito, intraprenderemo un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale in merito ai rinnovi contrattuali”.

Non ci sono soldi a sufficienza per rinnovare i contratti pubblici

Per stemperare un po’ la tensione, Paolo Zangrillo, ministro della Funzione pubblica, cerca di fare da equilibrista, consapevole che le risorse attuali sono davvero esigue.

Zangrillo, da un lato, dice che “il governo cercherà in tutti i modi i soldi per attuare i rinnovi contrattuali”, ma dall’altro afferma anche che è fondamentale non danneggiare i conti pubblici. Insomma, è possibilista, ma con i piedi ben saldati a terra.

All’incirca un mese fa, in un’intervista il ministro ha anche precisato che c’è grande impegno per trovare le risorse che servono a rinnovare i contratti del settore pubblico, presentando un orizzonte temporale molto più ampio rispetto a quello che è stato previsto per la manovra finanziaria futura.

Firma CCNL
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“Basti pensare che la chiusura dell’ultima tornata ha necessitato ben quattro leggi di bilancio”, afferma il ministro. Un’affermazione questa ben lungi da una chiusura positiva della diatriba governo-sindacati.

Il problema è uno soltanto: occorre trovare 10 miliardi di euro per poter dare vita ai rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici.

È impossibile attualmente arrivare a questa cifra, quindi il pensiero è rivolto a un ulteriore bonus per il prossimo anno pari all’1,5%.

Se verrà confermato o meno non si sa; l’unica cosa certa è che nel 2023 questo bonus ha garantito soltanto 30 euro in più mensili, una cifra davvero ridicola per fronteggiare l’aumento dei prezzi.

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