Le foreste tropicali non sono protette dai crediti di carbonio: le motivazioni

Le foreste tropicali non sarebbero conservate adeguatamente dai crediti di carbonio: ecco i dati comunicati da Verra.

Foresta tropicale
Foresta tropicale – oipamagazine.it

Le metodologie di certificazione sarebbero troppo flessibili, rispetto al golden standard: ciò non permetterebbe alle foreste tropicali di essere adeguatamente protette dai crediti di carbonio. Nello specifico, infatti, appena 1 credito su 13 certificato da Verra nel programma REDD+ più rifletterebbe, in sostanza, le effettive compensazioni.

Foreste tropicali non protette dai crediti di carbonio

Secondo quanto comunicato, di recente, ad aver solamente il 7% dei crediti di carbonio andrebbe ad attuare compensazioni reali ed effettive.

In sostanza, le foreste tropicali sarebbero degli ecosistemi non in grado di adattarsi alla politica del carbon offsetting.

Pertanto, non è garantita una reale compensazione delle emissioni prodotte dai combustibili fossi per quel che concerne la conservazione delle foreste di tipo tropicale.

Co2
Co2 – oipamagazine.it

Ciò emerge da un nuovo rapporto, commissionato da Carbon Market Watch, redatto da 14 ricercatori dell’Università di Berkeley. Nel documento è analizzata l’efficacia reale attuata dai crediti di carbonio nel programma REDD+ da Verra.

Da questo studio, nei fatti, emergerebbe che le metodologie attualmente utilizzate non garantirebbero, praticamente, ciò che viene definita “l’integrità ambientale“.

Ciò sarebbe spiegato in base a quello che ricercatori chiamano “eccessivo grado di flessibilità“.

Tradotto in parole povere, i proprietari dei progetti sarebbero in grado, dunque, di produrre anche carte false.

Come funziona il mercato dei crediti di carbonio

Nella pratica, tale mercato consente alle aziende o ai Paesi di finanziare dei progetti di conservazione della foresta tropicale, tenendo in considerazione soggetti terzi per la realizzazione degli stessi.

In teoria, le somme di denaro investite consentirebbero alle foreste di fungere da pozzo di carbonio e da punto di stoccaggio della CO2 per gli anni futuri.

La quantità di CO2 inglobata e, poi, trasformata in quello che viene definito un credito di carbonio permette, quantomeno sulla carta, di certificare una compensazione delle emissioni da parte del Paese o del soggetto economico che ha ottenuto l’ingaggio.

Nei fatti, però, questa compensazione non avviene quasi mai. Leggendo il rapporto, ci accorgiamo, infatti, che solo il 7% dei crediti di carbonio è realmente efficace.

I ricercatori di Berkeley, per affermare ciò, hanno analizzato il funzionamento del carbon offset seguendo 5 criteri, ossia i valori di base per il calcolo dei benefici, le perdite accertate, la contabilità del carbonio, le misure di salvaguardia e la permanenza.

La flessibilità riscontrata, dunque, permetterebbe, a chi commissiona i progetti di conservazione, di scegliere sia la metodologia da attuare, sia i parametri da tenere in considerazione.

Pertanto, come sottolineano gli autori dello studio, il soggetto può trovarsi anche nella condizione di poter tra “barare” e, di conseguenza, come affermano gli studiosi “l’analisi dei valori di base usati, come il livello di deforestazione che è atteso in caso non esistesse il progetto di conservazione, possono avere discrepanze anche del 1400%“.

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