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Scorporo della rete, il governo pressa. Telecom al veleno: ipotesi illegittima

Ci aveva provato non meno di un mese orsono il buon Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, a riaprire la discussione su di un tema cruciale quanto spinoso: lo scorporo della rete di Telecom Italia. Un’esigenza secondo alcuni, un rischio secondo altri. Nel mezzo, il progetto di digitalizzazione di un Paese solo a tratti avviata ma mai concretizzata del tutto. Per portare la banda ultralarga in ogni angolo della Penisola servono investimenti e, proprio in quest’ottica, si configurava l’assist di Bassanini all’ex monopolista. “Siamo sempre disponibili come CdP – aveva affermato pubblicamente quello che per molti potrebbe essere addirittura l’erede di Giorgio Napolitano al Quirinale – a verificare la fattibilità e a investire in progetti infrastrutturali che modernizzino il Paese e che assicurino un congruo ritorno per gli azionisti. Non tocca però a noi fare il primo passo”. Ma di scorporo della rete, Telecom (ed in particolare il suo amministratore delegato) non vuole sentir parlare ed ha spento sul nascere ogni voce di riapertura strategica. “Non abbiamo alcuna intenzione di dare il via alla societarizzazione della rete – aveva confermato dal salotto buono di Cernobbio Marco Patuano – la nostra strategia sulla questione non è cambiata”. telecom 4G

L’urgenza però di cablare ad alta velocità il territorio nazionale è alta, anzi altissima. Il governo ha chiesto a Telecom Italia di investire e, laddove non potesse, di aprire le porte ad un piano alternativo per portare nuovi introiti a casa: lo scorporo della rete, appunto. Lo Stato – grazie alla Golden Power – si sarebbe fatto avanti per sobbarcarsi l’onere della spesa. Le Telecomunicazioni sono infatti considerate un comparto strategico per la crescita ed il rilancio dell’economia. Questo ritorno di fiamma del governo per la rete Telecom (da non trascurare la pressione indiretta made in Bruxelles) ha spinto la dirigenza dell’ex monopolista a prendere una posizione ufficiale. “Si tratta di speculazioni assolutamente prive di fondamento sia sotto il profilo dei piani industriali della società, sia dal punto di vista normativo” ha tuonato in un comunicato stampa l’azienda. “L’intervento mirato ad imporre la separazione societaria della rete di accesso – ha così rincarato la dose – presenterebbe infatti evidenti aspetti di illegittimità poiché inciderebbe direttamente sul diritto di disporre e godere dei propri beni da parte di un soggetto privato proprietario della rete”.

Telecom Italia, volendo quasi rassicurare l’esecutivo guidato da Renzi, ha confermato nel frattempo il suo piano di sviluppo: per il triennio 2014-2016, l’investimento complessivo sulle infrastrutture e sulla rete sarà di 9 miliardi di euro. Del budget totale 3,4 miliardi saranno dedicati allo sviluppo di reti e servizi innovativi, sia per quanto riguarda la fibra che il 4G.

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