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Editoria digitale, De Benedetti: “Ho paura di Google, democrazia a rischio”

Sono i colossi come Google ad avere messo in crisi il mercato con una concorrenza sleale senza precedenti. Ad affermarlo è Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso, nel suo intervento al forum mondiale dell’editoria di Torino. Se l’informazione va spostandosi sempre più in direzione dei media digitali, gli introiti scarseggiano per la presenza di attori ambigui per la loro natura. “Ho paura di Google – ha ammesso De Benedetti – perché il monopolio privato dell’accesso digitale alla conoscenza è uno strumento di omologazione senza precedenti nella storia. Da anni ormai leggiamo che gli operatori digitali globali immagazzinano dati personali raccolti fuori da qualsiasi controllo, che ci riducono in balìa di chi ne fa illegittimo uso come le agenzie di sicurezza americane”.google search

“L’incapacità da parte dei regolatori di mettere potenziali concorrenti globali e locali su uno stesso piano – ha spiegato il presidente del gruppo l’Espresso – favorisce la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochi, con rischi per la natura stessa del capitalismo di mercato. Chi dovrebbe definire a livello mondiale, comunitario e nazionale il perimetro del campo e le regole del gioco non è più in grado di fare il proprio mestiere: non sapendo come intervenire, non interviene per niente. Alla resa dei conti, assistiamo impotenti alla sostituzione di un’imperfetta democrazia analogica con una perfetta oligarchia digitale”. Tutto ruota intorno alla pubblicità e ai dittatori della rete che gli editori tradizionali individuano in Google, Apple, Amazon e Facebook. “Gli editori – ha sottolineato De Benedetti – non è che vendano solo informazioni, vendono anche inserzioni pubblicitarie. Ma questo non è più vero nel digitale, dove ciò che resta della pubblicità va in grandissima parte agli attori globali, come Google, che non amano pensare a se stessi come media”.

Per l’editore italiano la soluzione migliore per arrestare quest’anomalia della concorrenza di Google sarebbe quella di “sottomettere i servizi di ricerca specialistica di Google alle norme che l’algoritmo della ricerca generale applica a tutti gli altri”. Questa separazione potrebbe essere raggiunta proibendo l’uso dei dati raccolti tramite un servizio a beneficio di un altro servizio della società stessa. “I politici, come i regolatori, dovrebbero dunque cominciare a prestare attenzione. Al contrario di come qualcuno ci vuol dipingere – ha concluso De Benedetti – gli editori non chiedono privilegi. Non chiediamo di riportare indietro le lancette dell’orologio a quando noi eravamo gli intermediari di ogni comunicazione. Ma per avere un’opportunità nei confronti dei nostri nuovi concorrenti ci deve essere garantito un terreno di confronto uguale per tutti”.

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