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Pagamenti digitali e Fintech: se non ora, quando?

La crisi epidemiologica nel sospendere la dimensione giuridica e sociale individuale, ha reso possibile l’avvio di una serie di riflessioni che, tra bilanci sulle scelte (fatte o mancate) del passato e bisogni (negati) del presente, ci pone continuamente l’interrogativo sul futuro, stimolando la creatività del pensiero, ora alle prese con l’idea che “nulla sarà come prima”.

Impegnati nell’attesa tuttavia stiamo sottovalutando le preziose informazioni che questa realtà ovattata ci sta restituendo in materia di usi e modelli comportamentali del consumatore ed in generale del sistema produttivo, la cui sintesi rappresenta un campo elettivo per individuare problemi e trovare soluzioni.

In particolare, nell’era del distanziamento sociale e di una prospettiva che favorirà, anche per i prossimi mesi, una misura inversa delle relazioni umane, l’Osservatorio Imprese e Consumatori vuole soffermarsi su un tema trasversale e quanto mai attuale: quello dei pagamenti digitali e del Fintech.

E’ indubbio infatti che, a fronte di un incremento del commercio on-line (frutto della limitata libertà di movimento), di dati che raccontano un importante incremento del traffico internet notturno anche su piattaforme interessate dall’utilizzo di tali strumenti, del desiderio di voler tornare tutti tra uffici e ristoranti ma con l’auspicio di limitare il più possibile il contatto fisico (in tal senso il tema della carte contactless ad esempio appare quanto mai conforme alle aspettative del mercato ed ai bisogni dell’utenza di pagare senza toccare), assume un ruolo principale l’offerta di soluzioni alternative al contante.

Ciò ha trasformato una difficoltà in opportunità poiché l’assenza del canale fisico ha focalizzato improvvisamente l’attenzione dei consumatori sul digitale, seppur evidenziando i limiti di una connettività inadeguata e di una scarsa propensione all’uso di funzionalità possedute ma sconosciute.

Ha tuttavia dimostrato la straordinaria capacità dell’utente di approcciarsi al digitale, che ora appare non solo familiare ma comodo, veloce, sostenibile anche in termini di costi a fronte del beneficio ricevuto.

Questo passaggio dell’evoluzione digitale, dal necessario all’inevitabile, è un’occasione epocale che occorre valorizzare attraverso una logica sistemica che tenga presente la molteplicità delle questioni ad esso connesse nell’intento di progettare un’architettura che abbandonata la logica autoreferenziale, consideri l’atteggiarsi di quel diritto all’uso della tecnologia in senso ampio, comprensivo di un valore aggiunto che deve passare anche attraverso un design immediato ed inclusivo.

Una democrazia digitale in grado di raggiungere consumatori di ogni tipo e realtà imprenditoriali di ogni dimensione, colmando magari quel gap di squilibrio tipico delle relazioni negoziali su un mercato macrodimensionato.

Nel far ciò è auspicabile non guardare solo al fine ma selezionare i mezzi di transizione dal fisico al remoto, primo fra tutti l’insieme di quegli strumenti giuridici nazionali posti a tutela del consumatore e di pratiche corrette sviluppate in un contesto di sana concorrenza che, devono costituire la premessa di ogni azione commerciale e regolamentare per evitare che il rituale postumo tentativo di sintesi a cui siamo abituati con la normazione di derivazione europea, ci spinga a rattoppare soluzioni successive all’atto di emersione delle criticità che non soddisfano sul piano della tutela ed in generale di un adeguato sviluppo delle relazioni negoziali (danneggiando le aziende stesse).

Il successo sarà commisurato alla capacità di avviare un reale ed interessato dialogo tra tutte le parti coinvolte che individui i fabbisogni dei cittadini, le loro reali paure e tutto ciò che ha contribuito, sino ad ora, ad ostacolare una diffusione culturale spesso fatta di falsi miti ma anche di obiettivi ostacoli ad una esperienza di pagamento consapevole e sicura.

Servirà inoltre imparare ad ascoltare gli esercenti che non sono solo tecnicamente “merchants” ma volano strategico della diffusione di mezzi di pagamento alternativi al contante, a cui dedicare altrettanta cura in termini di informazione e consapevolezza poiché non è possibile generare un reale cambiamento se non attraverso un processo di ampia condivisione dello stesso, percorribile attraverso un percorso di (reale) trasparenza formale e sostanziale.

Occorrerà lavorare su una cultura generalizzata che cambi l’approccio al digitale non presentandolo più come una semplice conversione di vecchie modalità di pagamento bensì come un’ innovazione che sposi tutti quei temi quali la sostenibilità economica ed ambientale, l’accessibilità e l’equità nonché la possibilità di selezionare una gamma più ampia di servizi in cui il momento dell’autotutela può essere rafforzato – rispetto all’atto d’acquisto fisico- proprio grazie al supporto tecnologico in grado di colmare quello squilibrio che caratterizza le parti deboli.

Sarà fondamentale la sinergia investita ed il processo di educazione finanziaria ed al consumo che, magari sfruttando questa stessa tecnologia, crei avatar avveduti in grado di guidare i consumatori- ed in generale tutti i fruitori di questi servizi – e coloro i quali sono chiamati ad offrirli a cui spetta l’arduo compito di aumentare il livello di fiducia attraverso una strategia comunicativa informata, trasparente ed empatica. 

In questo potrà essere dirimente il contributo del Fintech con forme evolute e personalizzate di educazione ed assistenza ai singoli.

Il mondo del digitale è ampio ed offre numerose ed interessanti prospettive di sviluppo (si pensi al mondo dell’industria dell’energia e delle utilities che stanno investendo su di esso), in cui il tema della prossimità e della valorizzazione della territorialità italiana può trovare non solo sede naturale ma occasione di rilancio proprio attraverso il Fintech che ha mostrato le sue enormi potenzialità attraverso le raccolte di beneficenza avviate con successo in queste settimane, presentandosi in contesti sociali a cui fino ad ora era sconosciuto.

Quella che stiamo vivendo è una simulazione di technological and cashless society, programmata per il futuro prossimo ma in cui oggi, la dimensione emergenziale, ha aperto un varco temporale che vale la pena sfruttare prima che, richiudendosi, il desiderio di “tornare a com’eravamo” faccia dimenticare il piacere (ed il beneficio) dell’essersi scoperti inaspettatamente digitali.

L’OIC è pronto a portare avanti la sfida con la sua vocazione di luogo di incontro di istanze diverse, da fondere e rielaborare nel tentativo di trovare soluzioni condivise che, all’unisono sembrano ormai domandarsi: “se non ora, quando?”

Avv. Raffaella Grisafi

Responsabile Politiche Educazione Finanziaria, Credito e Fintech OIC

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