Ambiente & Salute

Davos 2019. Le disuguaglianze sociali ed economiche nel mondo.

Dal 22 al 25 gennaio i leader politici ed esponenti del mondo economico internazionale si incontreranno a Davos in Svizzera per il World Economic Forum. Per questa occasione è stato pubblicato l’ultimo rapporto Oxfam “Bene pubblico o ricchezza privata?” che rileva le disuguaglianze sociali ed economiche presenti nel mondo.

 Alcuni numeri presenti nel rapporto: attualmente 2,4 miliardi di persone sono in condizione di estrema povertà. L’1% più ricco del mondo detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione), mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4 per cento. 3,4 miliardi di persone, la metà dell’umanità, faticano ad affrancarsi dalla povertà estrema e vivono con meno di 5,5 dollari al giorno.  Per rendere ancor meglio l’idea dell’incolmabile divario, l’Oxfam riferisce che 26 ultramiliardari (contro i 43 del 2017) possiedono oggi la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. I costi umani della disuguaglianza sono devastanti. Ogni giorno 262 milioni di bambini non potranno andare a scuola, quasi 10.000 persone moriranno perché non hanno accesso a cure mediche.

Il rapporto evidenzia anche la forte correlazione fra la disuguaglianza economica e quella di genere. Società più eque registrano condizioni di maggiore parità tra uomini e donne . La disuguaglianza di genere non è una novità, tagli ai servizi pubblici, riduzione delle imposte a carico dei ricchi e delle imprese, corsa al ribasso in ambito salariale sono tutte misure che hanno colpito più duramente le donne degli uomini. Gli individui più ricchi del mondo sono prevalentemente uomini. A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini e gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza detenuta dalle donne. L’aspetto più significativo è che la nostra prosperità economica si fonda sul contributo enorme, ma non ufficialmente riconosciuto, dato dalle donne sotto forma di lavoro di cura non retribuito (secondo i calcoli dell’Oxfam, se a livello globale venisse appaltato a una singola azienda, il fatturato annuo sarebbe di 10mila miliardi di dollari).

Nella maggioranza dei Paesi, sia industrializzati che in via di sviluppo, le disponibilità finanziarie costituiscono il passaporto per una salute migliore e una vita più lunga; la povertà, al contrario, troppo spesso significa maggiore rischio di malattia e di morte precoce. Sia il modo in cui vengono erogati i servizi come sanità ed istruzione, sia l’organizzazione del sistema pensionistico e di altri strumenti di welfare sono fondamentali ai fini della loro efficacia nel ridurre il divario tra ricchi e poveri.

Tra le principali cause delle disuguaglianze nel mondo, il rapporto Oxfam evidenzia l’iniqua distribuzione delle tasse, in particolare la tendenza pluridecennale, che ha portato alla graduale erosione di progressività dei sistemi fiscali e a un marcato spostamento del carico fiscale dalla tassazione della ricchezza e dei redditi d’impresa a quella sui redditi da lavoro e sui consumi.

I progressi degli ultimi anni. Negli ultimi decenni i servizi pubblici hanno fatto registrare notevoli risultati, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Dal 1990 in poi 2,6 miliardi di persone hanno ottenuto l’accesso ad acqua potabile, l’iscrizione alla scuola primaria è ormai quasi universale nella maggior parte dei Paesi, con un’equa ripartizione tra maschi e femmine, rispetto al 1990 si è dimezzato il tasso di mortalità infantile prima dei cinque anni.

Moltissimo resta ancora da fare, i governi si trovano di fronte ad una scelta ardua: consentire una vita dignitosa a tutti i cittadini o continuare a favorire la ricchezza estrema di pochi. Il rapporto suggerisce che l’unico modo per sconfiggere la povertà è combattere queste disuguaglianze, tutti i governi dovrebbero stabilire concreti target e piani di azione, inquadrati in un arco temporale ben definito, per ridurre la disuguaglianza, rispettando l’impegno assunto con l’adozione dell’Agenda 2030 e in coerenza a quanto stabilito dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Fonte: Oxfam

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