Ambiente & Salute / Economia e Finanza

BES 2018, il rapporto ISTAT sul Benessere equo e sostenibile

L’Istat ha presentato la sesta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, la rilevazione sulle misure del benessere che viene effettuata in Italia e in diversi altri Paesi europei che hanno investito in sistemi di monitoraggio statistico della qualità della vita, uno strumento di complemento ad altri sistemi che rilevano la crescita economica.

Il Rapporto offre una lettura del benessere evidenziando progressi, ritardi e criticità attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori, suddivisi in 12 domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi.

Questa edizione si caratterizza per un insieme di novità. In particolare, si presentano i risultati dell’indagine qualitativa svolta presso le famiglie nel 2018, volta a misurare l’importanza attribuita a ciascuno dei 12 domini del Bes nella percezione individuale del benessere.

Gli italiani secondo l’indagine non sono soddisfatti della propria vita, meno soddisfatte le donne, con un 38,6% contro 40,6% degli uomini, gli anziani, con il 33,9% per le persone di 75 anni e più, e il 52,8% tra i 14 e i 19 anni. Poca la fiducia nella politica, gli italiani che si fidano dei partiti politici scendono al 2,4 di media su 10, e raggiunge il minimo storico la partecipazione politica degli italiani. Il 59,4% del campione secondo il rapporto afferma che parla, s’informa e partecipa a discussioni sulla politica. Rimane stabile la partecipazione alla discussione politica tramite il web, mentre diminuisce la quota di persone che parlano di politica o s’informano su di essa almeno una volta alla settimana.

Preoccupa l’abbandono scolastico, che arriva al 14% rispetto al 13,8 dell’anno precedente, così come l’aumento dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano.

Meglio invece il reddito disponibile delle famiglie che torna al livello del 2010 e che ammonta a 21.804 euro espresso in parità del potere d’acquisto. Un valore che comunque risulta inferiore dell’1,7% alla media europea. Peggiora però l’incidenza di povertà assoluta, basata sulla spesa per consumi, che riguarda il 6,9% delle famiglie (da 6,3% nel 2016) e l’8,4% degli individui (da 7,9%). Nota positiva per il livello di occupazione tra i 20 e i 64 anni che è in aumento del 62,3%.

Resta il divario Nord-Sud, la più alta concentrazione di indicatori nel “quintile della difficoltà” si trova in tre regioni del Mezzogiorno, Calabria, Sicilia e Campania, per le quali oltre la metà degli indicatori Bes ricade nel 20% con i valori più bassi.

Sul tema salute procede con grande difficoltà la diffusione di stili di vita più salutari, con l’unica eccezione dell’attività fisica (scende da 39,4% a 37,9% la percentuale di persone che non praticano alcuna attività fisica nel tempo libero). Un maggiorenne su 5 è sia in eccesso di peso sia sedentario, due condizioni che, se compresenti, possono costituire un serio rischio per la salute.

Nel medio periodo si registra un quadro di progressivo impoverimento delle relazioni sociali per tutte le ripartizioni geografiche, confermato anche nell’ultimo anno. L’unico elemento positivo è l’aumento delle istituzioni non profit attive in Italia, che crescono del 2,1% in un anno e sono 56,7 ogni 10 mila abitanti nel 2016.

Lievi miglioramenti si registrano per la sicurezza sul lavoro: il tasso di infortuni mortali e inabilità permanente continua a ridursi, raggiungendo quota 11,6 infortuni per 10mila occupati. Migliorano le aspettative per il futuro: in lieve aumento la quota di individui che ritiene che la propria situazione migliorerà nei prossimi 5 anni (27,2%), sostanzialmente stabile quella dei pessimisti (15%). Le aspettative positive sono più diffuse tra i giovani, nel Nord e tra gli uomini.

Fonte: Istat

 

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