Credito / Imprese

Assolombarda presenta il libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese”

Il tema del credito rappresenta uno dei principali nodi da sciogliere per il rilancio del sistema economico e, a livello Paese, occorre ridare alla finanza il suo ruolo di leva per la realizzazione delle politiche industriali. Con quest’obiettivo nasce il libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese”, il terzo di una serie di volumi dedicati ai temi ritenuti più strategici dal sistema imprenditoriale.

Prodotto da Assolombarda in collaborazione con un panel di esperti del mondo finanziario e accademico, “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” è stato presentato in occasione degli Stati Generali del Credito: l’evento di confronto tra imprese, mondo finanziario e istituzioni per individuare insieme soluzioni di reciproco interesse, che si è tenuto in Assolombarda. “Questo volume nasce grazie a una squadra composta da imprese, istituzioni e mondo finanziario che ha lavorato con passione per quasi un anno con l’obiettivo di definire proposte e azioni nell’interesse delle imprese e del Paese. Ci fa molto piacere che, nonostante non abbiamo voluto in alcun modo forzare il raggiungimento di posizioni comuni, ci sia stata una naturale convergenza sulle proposte contenute nel libro e un desiderio di proseguire a lavorare assieme anche in futuro, riconoscendo il valore del modus operandi che abbiamo attivato” – afferma Renato Carli, Presidente Gruppo Tecnico Credito e Finanza di Assolombarda.

Nonostante gli elevati e crescenti margini di autofinanziamento, le imprese italiane denunciano una forte dipendenza dal credito bancario. Ciò è legato al fatto che, pur in presenza della recente espansione dei mercati azionari dedicati alle piccole e medie imprese e di quello dei corporate bond, in Italia la capitalizzazione di Borsa è la più bassa fra i grandi paesi dell’area euro e l’incidenza dei debiti di mercato rimane al di sotto della media europea. Vi è quindi l’esigenza di ridisegnare e di ridurre la dipendenza delle imprese italiane ed europee dal credito bancario. Tale esigenza è diventata ancora più pressante dopo la crisi internazionale del 2007-2009 e quella europea del 2010-2013.

Il “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” è articolato in tre sezioni; ciascuna affronta aspetti fra loro connessi:

1) Normativa bancaria: esamina le trasformazioni normative dei settori bancari e finanziari europei, finalizzate a renderli più resistenti rispetto a shock destabilizzanti quali quelli prodotti dalle crisi;

2) Capital Markets Union: ci si interroga se le opportunità aperte dai cambiamenti dell’euro-area possano tradursi in un effettivo rafforzamento delle sezioni non bancarie dei mercati finanziari;

3) Finanza a servizio delle imprese: analizza come le imprese possano muoversi e avvantaggiarsi di questo contesto, costruendo “architetture finanziarie” su misura che considerino anche tutte le soluzioni innovative che via via diventano disponibili.

Normativa bancaria. Le nuove regole tracciate dal Financial Stability Board e dal Comitato di Basilea hanno interessato, soprattutto, i gruppi bancari con operatività internazionale. Il progetto di Unione Bancaria Europea ha propagato l’impulso riformatore ai sistemi creditizi nazionali dell’Eurozona. Di quel progetto sono oggi pressoché completati i primi due pilastri (i meccanismi unici di vigilanza e gestione delle crisi bancarie), ma resta incompiuto il terzo (l’assicurazione comune dei depositi). Sarebbe, pertanto, opportuno accentrare le funzioni di assicurazione dei depositi e di gestione delle crisi bancarie presso un’unica Autorità europea che operi di concerto con le Autorità e i fondi di tutela nazionali. Un organismo così configurato dovrebbe disporre di un robusto supporto finanziario pubblico e di poteri per monitoraggi e interventi precoci. Simili proposte sono valutate con sospetto dai paesi centrali dell’euro aera. Per superare l’impasse si tratta di concordare piani di riduzione dei rischi, legati ai crediti deteriorati e alle esposizioni sovrane delle singole banche, che abbiano appropriati orizzonti temporali e che accompagnino – specie in paesi come l’Italia – al superamento di inefficienze e ritardi strutturali (tempi della giustizia, semplificazione amministrativa, ritardi nei pagamenti).

Capital Markets Union. In questo contesto è necessario sviluppare nuovi strumenti finanziari e irrobustire i segmenti non-bancari dei mercati finanziari italiani ed europei. Le innovazioni introdotte di recente in Italia (es. mini-bond e PIR) non sono state dirimenti per le imprese di piccola e piccolo-media dimensione. Uno dei loro limiti fondamentali risiede nel fatto che tali innovazioni si sono mal adattate alle diverse caratteristiche dei potenziali emittenti. Risulta perciò necessario ridisegnare gli strumenti finanziari disponibili e combinarli in modi diversi, così da rispondere alle specifiche esigenze di finanziamento delle varie imprese. Soprattutto è opportuno offrire a queste imprese accessi indiretti ai mercati dei corporate bond e delle azioni. Il principale risultato di questo lavoro è che l’accesso indiretto anziché diretto ai mercati finanziari è, per le piccole e piccolo-medie imprese italiane, la soluzione preferibile non solo per il debito ma anche, pur se in forma più debole, per il capitale. Però, a parità di robustezza patrimoniale e di redditività, i mercati tendono ad attribuire un rischio maggiore alle piccole e piccolo-medie imprese che alle grandi. Si apre così lo spazio per efficaci interventi statali e per il disegno di schemi pubblico-privati di incentivo in grado di correggere queste distorsioni di mercato.

Finanza al servizio delle imprese. Questo sezione vuole definire un insieme di proposte, realistiche e attuabili, che miri a promuovere la qualità del capitale e della struttura finanziaria delle imprese, muovendo da un concetto di credito e di finanza di sopravvivenza a un utilizzo esteso ed efficace di tutti gli strumenti finanziari disponibili. Ciò per promuovere: l’irrobustimento della presenza sul mercato delle imprese a prescindere dalla loro dimensione; la trasformazione delle start-up in imprese con un orizzonte duraturo; la crescita delle imprese (da piccole a medie, da medie a grandi). Di conseguenza, i punti chiave di questa sezione si basano su cinque aree di intervento:

  • incentivi per sostenere la qualità del capitale umano;
  • creazione di uno statuto delle imprese private to public;
  • l’equilibrio tra debito ed equity nel percorso di crescita delle imprese;
  • l’estensione degli schemi PIR e dei fondi specializzati;
  • cambiamenti alla definizione comunitaria di PMI per migliorare l’accesso agli schemi di finanziamento.

Fonte: Assolombarda

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