Economia e Finanza

L’economia globale secondo il FMI. L’Italia cresce ma resta indietro

Il World Economic Outlook, il rapporto sull’economia globale del FMI, Fondo Monetario Internazionale, parla di una ripresa diventata più ampia e più forte che prevede che le economie mondiali avanzate continueranno a espandersi oltre i loro potenziali tassi di crescita nel 2018-2019 per poi decelerare, mentre la crescita nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo aumenterà prima di stabilizzarsi. 

La crescita mondiale si è rafforzata nel 2017 al 3,8%, con un notevole rimbalzo nel commercio globale, spiega il FMI, trainato da una ripresa degli investimenti nelle economie avanzate, da una continua forte crescita nell’Asia emergente, da una notevole ripresa nell’Europa emergente e da segnali di ripresa in diversi esportatori di materie prime. Si prevede che la crescita globale aumenterà fino al 3,9% quest’anno.

Per la maggior parte dei Paesi, gli attuali tassi di crescita favorevoli non dureranno. I politici dovrebbero cogliere questa opportunità per sostenere la crescita, renderla più duratura e organizzare al meglio i loro governi per contrastare una prossima recessione. Il FMI vede nella tecnologia il fattore chiave per il miglioramento del reddito e del tenore di vita, e crede sia centrale il modo in cui la tecnologia viene generata, condivisa e diffusa tra i Paesi. 

Focus sull’Italia. L’economia è in crescita dell’1,5% quest’anno, lo stesso livello registrato nel 2017, ma l’Italia resta lontana dalle percentuali degli altri Stati dell’Eurozona, superata da Germania, (+2,5%), Francia (+2,1%), Spagna (+2,8%) e anche Grecia, (+2%). L’elevato livello del debito e i trend demografici sfavorevoli richiedono un miglioramento del saldo primario strutturale per porre il debito in un percorso discendente, specifica il FMI, evidenziando che nell’area dell’euro diversi paesi hanno esaurito il proprio spazio fiscale e dovrebbero procedere a un consolidamento favorevole alla crescita. 

Nel 2018 l’Italia dovrebbe registrare un disavanzo dei conti pubblici pari al 2,6% del Pil, in calo rispetto al 2,9% dello scorso anno, con una stima per il 2019 di un deficit al 2,2%. Quanto all’inflazione quest’anno dovrebbe scendere all’1,1% del Pil, in calo al 10,9% anche il tasso di disoccupazione

In Italia una riforma degli accordi contrattuali dovrebbe contribuire ad allineare le retribuzioni con la produttività, spiega il Fondo Monetario Internazionale, individuando come prioritarie le riforme strutturali per aumentare produttività e innovazione e ridurre i gap di competitività nell’Eurozona. 

Print Friendly
Tags: , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*