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Gdpr. La protezione dei dati in Italia preoccupa un’azienda su due

Il 25 maggio 2018 è un appuntamento inciso nella mente di molti dirigenti d’impresa che operano su tutto il territorio europeo, perché è il giorno in cui entra in vigore il Regolamento Europeo 2016/679 sulla protezione dei dati personali (GDPR).

Uno studio realizzato dalla software house Senzing, con sede in California, dal titolo “Finding The Missing Link in Gdpr Compliance”, basato sulle opinioni di oltre mille dirigenti di aziende in Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania, ha messo in evidenza che, sebbene vi siano segnali incoraggianti di aziende che si stanno attivando per rispettare la scadenza, ancora persiste un numero elevato di aziende che non stanno intraprendendo alcun tipo di azione o ritengono di essere già pronte.

Il 60% delle aziende europee non è ancora in regola, il 43% in Italia si dichiara preoccupato, teme di non riuscire a rispettarlo e ha paura per un eventuale danno economico conseguente al mancato adeguamento (lo teme il 47% delle grandi imprese, il 38% delle Piccole e Medie Imprese e il 29% delle micro imprese).

Poche aziende hanno ben chiare le sanzioni nelle quali incorreranno in caso di mancato rispetto del nuovo regolamento (il 12%), solo il 29% delle imprese italiane è consapevole del rischio di incorrere in multe molto severe, il 24% ritiene che non subirà alcuna conseguenza da eventuali multe.

La metà delle imprese italiane sta programmando una revisione dei propri sistemi di trattamento dei dati, il 16% intende impiegare un maggior numero di analisti e il 10% progetta di affidare la gestione dei propri dati a terzi.

Jeff Jonas, Ceo di Senzing, ha dichiarato che “a soli quattro mesi dall’entrata in vigore, il fatto che il 43% delle imprese italiane si dichiarino preoccupate in merito alla loro capacità di essere pronte ad adempiere al nuovo regolamento rappresenta un grave segnale d’allarme. Non soltanto il management, ma anche gli azionisti hanno tutte le ragioni per innervosirsi davanti a simili cifre: per molte società quotate in borsa il rischio di multe salate è infatti elevato e la loro quotazione ne risentirebbe. Le grandi aziende italiane appaiono particolarmente vulnerabili”.

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