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Riforma recupero crediti, intervista all’avvocato Costantini: “DDL Petrini più completo, propone cambiamenti in favore di tutti”

Il settore della tutela del credito è attualmente regolato da una normativa risalente al 1931. Un quadro normativo non sempre chiaro e organico, che causa diverse difficoltà al comparto.
La necessità di intervenire per riformare il settore è sempre più evidente, tanto che nelle ultime settimane alla Camera sono state depositate due proposte di legge a riguardo. La prima a firma dell’onorevole Paolo Petrini, “Disciplina dei servizi per la tutela del credito” (Atto Camera 4261), la seconda a firma dell’onorevole Marco Di Maio, “Disciplina dell’attività di recupero di crediti” (Atto Camera 4358).
Abbiamo intervistato l’avvocato Gabriele Costantini del Foro di Roma, particolarmente formato in diritto civile e nella gestione dei rapporti di credito.
“La proposta di legge presentata dall’onorevole Paolo Petrini – spiega l’avvocato Costantini – introdurrebbe importanti cambiamenti che gioverebbero sia ai consumatori, sia ai creditori, sia alle aziende di recupero crediti. Una proposta in grado di rivalutare agli occhi dell’opinione pubblica l’intera attività, garantendo il giusto controllo e la tutela di tutte le parti coinvolte”.

Avvocato Costantini, quali sono le principali differenze tra le due proposte di legge presentate?
Le differenze tra le due proposte di legge è francamente netta, in quanto una (DDL Petrini) è innovatrice e l’altra (DDL Di Maio) è certamente più conservativa. La prima è più completa, mira a riformare il comparto con la creazione di nuove regole di base e di uno strumento di continuità, consentendo un equilibrio maggiore, rispetto ad oggi, nei rapporti tra tutte le parti interessate. La seconda, invece, non sembra fornire una reale svolta ai problemi evidenziati sul tema e sembra escludere dal discorso le aziende creditrici, le associazioni di consumatori e le aziende non iscritte alle principali associazioni di categoria.
Il DDL Petrini, nello specifico, prevede una serie di regole per un primo e sostanziale adeguamento all’odierno contesto economico-sociale, obiettivamente diverso da quello di 90 anni fa quando è stato emanato il TULPS. Condivido in pieno la previsione di istituire un Organismo pluralistico di regolazione e controllo, formato da tutte le parti interessate, con lo scopo di migliorare l’attività sotto ogni profilo. A regolare l’attività non sarebbe quindi un‘Associazione di categoria e le sue controllate emanazioni, ma un’organizzazione composta da tutti gli stakeholder del settore, ovvero le aziende che si occupano di tutela del credito, compresa la Unirec, le aziende creditrici e le associazioni dei consumatori quali rappresentati della parte debitrice, e presieduta dal ministero della Giustizia.
Dobbiamo convincerci, infatti, che solo l’opera di un organismo pluralistico può essere in grado di cambiare la percezione negativa di questa attività. Anche in considerazione del fatto che i contenuti della formazione obbligatoria, contemplata da uno degli articoli della legge, saranno stabiliti dall’Organismo pluralistico e quindi saranno orientati al bene comune.
Tuttavia l’assenza di un cambiamento innovativo del settore lascerebbe l’attività regolamentata dal TULPS, prevedendo altresì certificazioni di conformità e di formazione delle società di recupero crediti rilasciati dalle principali Associazioni di categoria, come Unirec, senza coinvolgere in alcun modo le Associazioni di consumatori e le aziende creditrici. 

Il DDL Petrini prevede il passaggio di competenze dal ministero dell’Interno al ministeri della Giustizia, il DDL Di Maio prevede, invece, che il comparto rimanga sotto il controllo del ministero dell’Interno. Perché crede sia importante passare al ministero della Giustizia?
L’attività potrà crescere solo nell’ambito di un ministero competete, quello della Giustizia, che ha nelle proprie facoltà le competenze attribuibili al settore per il proprio miglioramento, come già successo in Germania, uno degli ultimi Paesi europei a regolare questa attività proprio nell’ambito di questo ministero. La materia in questione, e cioè il recupero crediti stragiudiziali, ha infatti come missione un’attività che tende ad evitare l’intasamento della macchina giudiziaria, così come lo è pure il decreto per la mediazione obbligatoria, emanato a ulteriore dimostrazione che la competenza per queste questioni è per l’appunto del ministero della Giustizia e non dell’Interno.

Ci sono altri aspetti che differiscono le due riforme?
Come già sottolineato la proposta Petrini mi appare più completa. Cerca di toccare tutti gli aspetti critici di questa attività e di individuare soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di tutte le parti coinvolte. Importante la proposta di costituire un Fondo di solidarietà che interpreta la sensibilità, e quindi l’orientamento politico, di questi ultimi tempi verso la crescente difficoltà delle famiglie, vedasi reddito di cittadinanza, reddito di inclusione e anche la legge antisuicidi n.3/2013. Quest’articolo ben si pone rispetto ai principi ispiratori della legge stessa che riconosce l’esigenza del sistema economico del Paese di tutelare il credito, distinguendo però chi non vuole pagare da chi non può pagare, orientandosi quindi nel soccorso di questi ultimi, ma anche e con lo stesso impegno, contro coloro che furbescamente tentano di sottrarsi ai propri doveri. Se paghiamo tutti paghiamo meno, non può essere solo uno slogan fiscale, ma una condizione necessaria per il buon funzionamento dello Stato, delle aziende e dell’intero Paese. Per questo, già in uno dei primi articoli della legge, si contempla un maggiore accesso alle banche dati, essendo l’irreperibilità del debitore uno dei principali problemi del recupero crediti. L’Organismo dovrà sollecitare le autorità preposte nel rivedere il confine tra i diritti (come ad esempio la privacy) e i doveri del debitore, che non può utilizzare come scudo per sottrarsi alle proprie obbligazioni i regolamenti creati per la difesa del cittadino.
Non meno importante è l’articolo che riguarda l’obbligatorietà della registrazione delle telefonate quale deterrente nei confronti dei comportamenti scorretti.
Appare chiaro quindi che l’articolato è solo la partenza di un discorso di riforma che dovrà essere continuato dall’Organismo di regolazione e controllo previsto dal DDL.

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