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Recupero crediti, è lecito comunicare la situazione debitoria a un parente?

Gli operatori del call center, che si occupano di tutela del credito, violano penalmente la privacy di un soggetto se comunicano a un familiare l’esistenza di un debito. Tuttavia una sentenza del Tribunale Penale di Cagliari, la numero 1912 del 18 maggio 2016, ha stabilito che non sempre questa violazione assume rilevanza penale.

Nello specifico il Tribunale di Cagliari ha dovuto esaminare un caso in cui una impiegata di una società di recupero crediti avrebbe comunicato telefonicamente alla madre del soggetto debitore un mancato pagamento e l’entità del debito (796 euro). L’operatrice avrebbe inoltre informato che in caso di mancato pagamento di tale somma, entro le 13.30 di quello stesso giorno, sarebbe stata segnalata la cosa alla Banca d’Italia.

Il Tribunale ha stabilito che la vicenda presa in esame non è tale da potersi dire abbia determinato un danno patrimoniale e può, comunque, ricondursi in un danno minimo della identità personale del soggetto privo di rilevanza penale. Per questo l’imputata è stata assolta dal reato ascritto perché il fatto non sussiste.

Nonostante l’irregolarità di tale condotta, il Tribunale ha quindi stabilito che non è un comportamento punibile penalmente in quanto non ha comportato un danno rilevante.

La vicenda, che ha destato grande interesse nel settore della tutela del credito, è stata affrontata anche durante il corso di formazione: “La gestione del credito: evoluzione in corso”, organizzato il 3 e 4 novembre scorso dall’Osservatorio Imprese e Consumatori (OIC). Ad esaminare la sentenza l’avvocato Gianluca Di Ascenzo, Presidente Codacons e Vicepresidente OIC, che ha evidenziato come l’assoluzione in sede penale, non escluda la possibilità di vedere riconosciuto in sede civile un risarcimento per l’irregolarità commessa. Inoltre l’affermare che in caso di mancato pagamento, entro le 13.30 dello stesso giorno, sarebbe stata segnalata la cosa alla Banca d’Italia, rappresenterebbe un comportamento passibile di sanzione per pratica commerciale scorretta da parte dell’Antitrust.

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