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CDTI: necessario un patto per la ripresa tra Pmi, Pa e politica

Migliorare la tutela di tutti gli attori in campo, sostenere la crescita dell’occupazione, recepire a livello legislativo il parere dell’AGCM AS251 del 7 febbraio 2003, dare un deciso incentivo all’innovazione. Sono solo alcune delle richieste avanzate dal CDTI (Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione di Roma) in merito alla partecipazione delle PMI agli appalti pubblici e riportate all’interno della relazione, a cura del Consigliere Massimo di Virgilio, presentata nel corso del secondo convegno PMI e Appalti pubblici, svoltosi a Roma lo scorso 10 giugno.
IMG_2168Le richieste, già avanzate nel corso del primo appuntamento, sono rivolte “alle Pubbliche Amministrazioni, alle Società a maggioranza pubblica e alla Politica”. A queste si aggiunge “l’auspicio di modificare l’impostazione delle gare pubbliche e a invito, riservandone il 25% alle PMI, come avviene dal 1954 negli U.S.A., o in via subordinata, almeno di arrivare congiuntamente a definire “una nuova politica della domanda”, con la quale le PA si potessero impegnare a: pubblicare le pre-informazioni con un anticipo congruo per impedire discriminazioni; segmentare gli appalti; permettere la consegna dei documenti dopo l’aggiudicazione. Richieste già dichiarate di assoluta utilità da Consip”.
A queste vanno sommate le istanze che non sono ancora riuscite a trovare altrettanta accoglienza: “concentrare gli appalti per il 90% sui progetti e/o servizi a valore aggiunto; contenere entro il 10% le gare di body rental, bloccando le tariffe/g/persona ad un minimo di 250€; equilibrare il numero delle stazioni appaltanti: riducendole al massimo per le gare “standard”, non condizionandone invece il numero per le gare di “progetto”; fissare l’oscillazione massima delle basi d’asta; innalzare il rango del sub-appaltatore, con partecipazione diretta ai progetti e con pagamento al prezzo di aggiudicazione; oggettivare la metrica di aggiudicazione; ridurre drasticamente i tempi di pagamento; sorteggiare i valutatori interni o esterni”.
La relazione stila un accurato bilancio dell’attuale situazione economica italiana nel quale le PMI sono chiamate a operare. Un quadro a tinte fosche dove il nostro Paese appare come impantanato. Produttività ferma da 20 anni, alto livello di corruzione, situazione legislativa sotto la media UE, capitale umano e livello di alfabetizzazione degli adulti che l’OCSE posiziona sotto la media. Dito puntato anche contro la spesa pubblica enorme, l’innovazione tecnologica in ritardo e le infrastrutture inadeguate, i servizi offerti al cittadino e alle imprese al di sotto delle necessità. Molte aziende sono in crisi, il numero dei fallimenti è molto elevato, le sofferenze bancarie hanno raggiunto livelli record, l’occupazione è in crisi. “Per rilanciare la riflessione su questi temi”, spiega Di Virgilio, poniamo “nuovamente l’accento sul rapporto tra gli Appalti e le PMI, perché l’enorme quantità di soldi investiti nell’acquisto di beni e servizi, rappresenta uno dei più grandi volani di cui possa disporre un Paese per creare un grande motore di cambiamento”. Tuttavia “al momento questa ingente mole di denaro continua a svolgere una limitata funzione di traino per le PMI, poiché le tiene ai margini, pur rappresentando esse la realtà industriale del Paese a maggior densità per forza imprenditoriale e lavorativa. Un gravissimo problema, acuito dalla progressiva concentrazione di qualche miliardo di euro in pochissime gare, che provoca uno spostamento massiccio di risorse, peggiorando ulteriormente il trend rispetto al passato”. A questo si aggiunge “il perseguimento del massimo ribasso” che “unito al restringimento del numero delle gare” hanno un effetto “micidiale per le PMI, marginalizzate inesorabilmente in posizioni di retroguardia, condannate al sub appalto permanente”, con “effetti devastanti per le imprese e controproducenti per l’economia del Paese”.
Un circolo vizioso che però non potrà essere interrotto solo grazie a un adeguamento normativo. Nel documento si esprime quindi “l’auspicio che si possa realizzare una combinazione delle componente normativa con l’azione complementare della PA, per segnare realmente ed efficacemente una svolta”.
Anche la politica è chiamata a fare la sua parte per ottenere “un sistema regolatorio moderno con norme chiare, semplici e non discriminatorie”.
Le PMI sono l’asse portante della nostra economia, che tuttavia spesso si scontrano con l’incapacità “di saper dar luogo a consorzi o reti di imprese consistenti ed efficienti”. Per questo “l’unica strada che esse hanno, con molto realismo e onestà intellettuale, per uscire dall’angolo, sta nella capacità di fare una profonda autocritica”. Da qui la necessità di “trovare i modi per compattarsi efficacemente”, adeguare la struttura finanziari perché “le aziende sono nella maggior parte dei casi sottocapitalizzate e i primi a non esporsi tangibilmente sono gli imprenditori stessi”, basare lo sviluppo del mercato “sulla costruzione di offerte con valori distintivi chiari”, superando “un approccio tattico che privilegia la ricerca di relazioni”.
Alla luce di queste evidenze è quindi necessario “un patto da sottoscrivere tra i diversi attori in campo”. Le PMI chiamate ad “assumere con più decisione il loro ruolo, impegnandosi e concentrandosi a produrre innovazione e a sviluppare “buona” occupazione, irrobustendo il tessuto connettivo esistente, attraverso un rafforzamento patrimoniale, una messa a fattor comune di valori distintivi, una aggregazione di valori e di aziende”. La PA alla quale “spetta chiarire se intendono assumere anche un ruolo più ampio, costruendo una “politica della domanda”, impegnando diversamente i circa 5 miliardi di euro investiti ogni anno, mediante la redistribuzione di una quota stimabile intorno al 20%, pari ad 1 miliardo di euro, a tanto ammonta oggi la “compressione” esercitata sulle PMI, liberando queste ultime dallo schiacciamento che il rango di sub appaltatori attualmente comporta”. La Politica alla quale “spetta il compito di definire una “politica industriale”, capace di dare una svolta al settore, inglobando organicamente il tema delle PMI e quello dell’occupazione giovanile”.

La relazione introduttiva del convegno PMI e Appalti

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