Economia e Finanza

Pochi prestiti e boom di sofferenze. Unimpresa: non sprecare quantitative easing Bce

Boom di sofferenze bancarie. Negli ultimi 12 mesi, da febbraio 2014 a febbraio 2015, sono cresciute del 15,56% arrivando a oltre 187,2 miliardi di euro, segnando un aumento di 25,2 miliardi. Ad avere maggiori difficoltà a rimborsare i propri prestiti sono le unimpresaimprese. Le rate non pagate dalle aziende ammontano a 133,1 miliardi (+16,51%), mentre quelle non corrisposte dalle famiglie raggiungono quota 34,9 miliardi (+10,25%). Per le imprese familiari i prestiti non onorati ammontano, invece, a 15,3 miliardi (+11,33%). Sfiorano il tetto dei 4 miliardi (+66,34%), poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono al 13,34% dei prestiti bancari, in aumento rispetto all’11,3% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in poco più di quattro anni, quindi, sono più che raddoppiate. A fine 2011 erano a 107,1 miliardi; alla fine del 2012 a 124,9 miliardi.
Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo il quale nello stesso periodo le banche hanno tagliato i finanziamenti a imprese e famiglie per complessivi 30,6 miliardi (-2%), passando da 1.434,3 miliardi a 1.403,6 miliardi.
Una riduzione che interessa sia le famiglie (-1,9 miliardi), sia le imprese (-28,7 miliardi). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, del 2,14% nell’ultimo anno. Critico il quadro per le imprese: nell’ultimo anno le aziende hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di quasi tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 10,7 miliardi (-3,48%) da 308,2 miliardi a 297,4 miliardi e quelli di lungo periodo (oltre a 5 anni) di 26,3 miliardi (-6,52%) da 404,6 miliardi a 378,2 miliardi, mentre quelli di breve periodo (fino a 5 anni), in controtendenza, sono cresciuti di 8,3 miliardi (+6,89%) da 121,7 miliardi a 130,1 miliardi. In totale lo stock di finanziamenti alle imprese è sceso da 834,6 miliardi a 805,9 miliardi con una diminuzione di 26,3 miliardi (-3,44%). Analoga situazione per le prestitifamiglie: meno prestiti personali per 2,8 miliardi (-1,56%) da 182,1 miliardi a 179,2 miliardi e giù anche il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti calate di 1,9 miliardi (-0,54%) da 360,3 miliardi a 358,4 miliardi; in controtendenza il credito al consumo, salito di 2,9 miliardi (+5,03%) da 57,1 miliardi a 60,05 miliardi. In totale, lo stock di finanziamenti alle famiglie è lievemente calato in un anno da 599,6 miliardi a 597,7 miliardi con una diminuzione di 1,9 miliardi (-0,32%).
Quella del credito resta una situazione gravissima – afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – e, di fronte alla sempre maggiore difficoltà, sia delle famiglie sia delle imprese, nel pagare le rate dei finanziamenti, assistiamo a un atteggiamento di superficialità da parte delle banche e anche delle istituzioni”.
Negli scorsi mesi – aggiunge Longobardi – i rappresentanti delle banche e quelli delle grandi industrie hanno parlato di un nuovo rapporto tra il mondo del credito e quello delle imprese, ma non se n’è fatto più nulla: Unimpresa è pronta a collaborare e a dare voce a oltre 120mila piccole e micro aziende che quotidianamente si battono per tenere in piedi l’economia del Paese. Ci sono le risorse del quantitative easing della Bce e non vanno sprecate”.

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