Pubblica Amministrazione

Lotta al terrorismo, addio privacy sui nostri pc al minimo sospetto di reato

La minaccia del terrorismo non può giustificare la violazione della privacy dei cittadini. Il popolo della rete si mobilita contro il testo, licenziato dalla Camera, che rischia di minare diritti universali. Quali sono gli aspetti più rilevanti del provvedimento? L’impianto iniziale poggiava sugli aumenti di pena per l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo, per l’istigazione a delinquere, per i delitti contro lo Stato e per i reati di apologia quando commessi attraverso strumenti informatici o telematici soprattutto in caso di crimini contro l’umanità.

Antonello Soro

Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante privacy

Le modifiche apportate dalla Commissione competente hanno in un certo senso stravolto tale struttura e puntato il dito sull’utilizzo privato che si fa della rete. Il comma 1 della nuova versione dell’articolo 266-bis del codice di procedura penale, prevede la possibilità per gli inquirenti di utilizzare software troll per intercettare comunicazioni e dati sensibili di un qualsiasi cittadino sospettato di terrorismo. Il pubblico ministero, da par sua, potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. I provider su Internet saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti pubblicati dagli utenti. Scatterà l’obbligo di arresto in flagranza per chi commette reati di terrorismo attraverso il web o altri strumenti informatici (arruolamento di foreign fighters, propaganda, ecc).

Uno spionaggio dunque vero e proprio che prevarica i confini della libertà personale. Giudizi negativi del resto sono arrivati anche dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. “Alcuni punti al decreto legge antiterrorismo – ha affermato il presidente Antonello Soroalterano il necessario equilibrio tra privacy e sicurezza. In particolare, l’emendamento che porta a due anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (ora di un anno e, rispettivamente, di un mese) va nel senso esattamente opposto a quello indicato dalla Corte di giustizia l’8 aprile scorso”. A mancare nel provvedimento è il principio di stretta proporzionalità tra privacy e sicurezza ribadito dalla Corte. “Perplessità suscita anche l’emendamento che ammette le intercettazioni preventive – ha aggiunto il Garante Privacy -, per i reati genericamente commessi online o comunque con strumenti informatici. Anche in tal caso l’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività”.

Print Friendly
Tags: , , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*