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Parte il Quantitative easing. Codacons: vigilare su comportamento banche. Cgia: a Italia 150 mld

Parte oggi il Quantitative easing (Qe) della Banca centrale europea (Bce): l’operazione di acquisto titoli, per lo più titoli di Stato, ad un ritmo di Quantitative easing60 miliardi di euro al mese fino alla fine di settembre 2016, studiato per rilanciare la crescita e far risalire l’inflazione.
L’istituto guidato da Mario Draghi comprerà quindi oltre 1.000 miliardi di euro di titoli (1.140). Per ogni emissione di titoli di Stato la Bce non comprerà più del 25% e non potrà acquistare più del 33% del debito di ciascun Paese. Gli acquisti avverranno sul mercato secondario per non violare il divieto di finanziamento monetario e riguarderanno titoli con scadenza tra i due e i 30 anni e con un rating di ‘investment grade’. I titoli di Stato greci potranno quindi rientrare nell’operazione solo se verrà ripristinata una deroga.
La misura non convenzionale studiata dalla Bce rappresenta una importante arma di politica monetaria, che permetterà di comprare grandi quantità di titoli di Stato che attualmente si trovano nella pancia della banche. Denaro immobilizzato che ingolfa gli istituti di credito e rende più difficoltoso concedere credito. A seguito dell’intervento della Bce, gli istituti di credito avranno quindi la possibilità di concedere più agevolmente denaro e a tassi d’interesse più bassi.
Un’operazione di questo tipo, oltre alla speranza di incrementare le concessioni di credito, avrà delle conseguenze anche sul potere di acquisto e sul valore della moneta. Infatti, se il denaro in circolazione aumenterà, si ridurrà di conseguenza il valore della moneta. Ne consegue che anche i prezzi per acquistare un determinato prodotto aumenteranno e quindi che l’inflazione salirà. Un rischio al quale l’Eurozona è attualmente esposta è, infatti, la deflazione.
Il quantitative easing in Europa, grazie alla maggiore disponibilità di moneta, garantirebbe anche un abbassamento dei tassi d’interesse delle nuove emissioni di titoli di Stato dei Paesi europei, contribuendo a creare meno debito. Inoltre, se l’inflazione crescerà, diventerà anche meno costoso ripagare il debito passato. E più soldi nelle casse dello Stato possono voler dire maggiori investimenti in politiche per incentivare l’occupazione e in opere infrastrutturali.
La svalutazione della moneta significa inoltre incentivare le esportazioni e agevolare le imprese che basano il proprio business sull’export. Di contro sarà più costoso acquistare beni dai Paesi con la valuta più forte.
Operazioni di questo tipo sono già state messe in atto dalla Banca del Giappone e dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d’America.

In merito all’operazione scattata oggi, è intervenuta Codacons. L’Associazione di Consumatori, in un comunicato, sottolinea l’importanza di vigilare sul comportamento delle banche affinché i soldi della Bce vadano a famiglie e imprese attraverso aumento del codaconscredito. L’Associazione si dice anche pronta a denunciare gli istituti di credito che contrasteranno gli effetti del Qe. “È necessario vigilare sul comportamento delle banche affinché i miliardi di euro introdotti dalla Bce siano realmente destinati ad alimentare il mercato, aumentare prestiti, finanziamenti e mutui e sostenere le imprese – afferma il Presidente Carlo Rienzi – In passato gli interventi della Banca Centrale sono stati neutralizzati proprio dagli istituti bancari, che hanno mantenuto nelle loro disponibilità i miliardi di euro destinati al credito, aggravando così le difficoltà delle aziende ed impedendo alle famiglie di accedere ai prestiti. Ad esempio non si conosce la destinazione finale dei 139 miliardi di euro che nel 2012 la Bce concesse alle banche proprio per incrementare il credito, che al contrario è crollato negli ultimi anni”.
“Invitiamo il Governo a vigilare severamente sulla reale destinazione delle risorse introdotte dal Quantitative easing, e siamo pronti a denunciare quelle banche che contrasteranno i benefici del provvedimento” – conclude Rienzi.

Sull’operazione è intervenuta anche la Cgia di Mestre ricordando che tra il 2011 e la fine del 2014 le operazioni di rifinanziamento a lungo termine lanciate da Francoforte hanno consentito al nostro Paese di ricevere 305 miliardi di prestiti (pari al 25% del totale erogato nell’area CGIA-mestredell’euro), mediante le operazioni LTRO e TLTRO.
Nonostante questo, sottolinea la Cgia, le misure non hanno ancora consentito una ripresa degli impieghi al nostro sistema economico, anche se nell’ultimo anno si è registrato un rallentamento della stretta creditizia: tra la fine del 2013 e lo stesso periodo del 2014 gli impieghi in Italia sono diminuiti dello 0,9 per cento (passando da 1.401,7 a 1.388,8 miliardi di euro).
“Con il Quantitative easing – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – la Bce si impegna ad acquistare titoli dei settori pubblici e privati per un ammontare di 60 miliardi di euro al mese. Complessivamente la Banca centrale dovrebbe erogare fino al prossimo mese di settembre del 2016 più di 1.000 miliardi di euro. Di questi 1.000 miliardi, sostengono alcune importanti società finanziare europee, tra i 130 e i 150 miliardi di euro dovrebbero interessare l’Italia, con l’obbiettivo di ridare liquidità al nostro sistema economico che negli ultimi tre anni ha subito una contrazione nell’erogazione del credito del 7,4 per cento che, in valore assoluto, corrisponde a una riduzione dei prestiti pari a 110 miliardi di euro”.

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