Economia e Finanza

Contratto bancari: nessuna intesa tra Abi e sindacati, distanza sugli inquadramenti

Nulla di fatto per il rinnovo del Contratto Nazionale dei circa 310mila lavoratori bancari italiani. L’incontro tra le sigle sindacali e l’Associazione bancaria italiana (Abi), con all’ordine del giorno il tema degli inquadramenti, si è chiuso senza raggiungere un accordo.

“Abbiamo la certezza – afferma Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della FABI – che si voglia arrivare a uno scontro, che fabil’ABI non voglia rinnovare il Contratto Nazionale, anche perché all’interno dello stesso esecutivo Abi è iniziata la campagna elettorale per la successione di Patuelli (presidente dell’Abi ndr), il cui mandato è alla scadenza naturale”. E prosegue: “La categoria è vittima di giochi di potere, d’interessi trasversali che condizionano l’intero esecutivo Abi, dove prevalgono le posizione integraliste e ottuse e di “chi ce l’ha più duro”.
“L’Esecutivo Abi – continua Sileoni – ha totalmente fallito nella sua strategia sindacale in quanto, prima che il rinnovo contrattuale, ha come principale obiettivo l’interruzione della crescita dinamica del costo del lavoro, per noi inconcepibile. Su argomenti fondamentali per il settore come il modello di banca, l’area contrattuale, la difesa dell’occupazione, la riforma delle popolari, gli alti stipendi dei manager, le sofferenze bancarie, l’Abi ha latitato nelle risposte, evidenziando l’assenza di una pur minima strategia per uscire, senza traumi, dal difficile momento attuale”.
L’Associazione bancaria ha illustrato il suo progetto di riforma degli inquadramenti dei lavoratori bancari, che dovrebbero passare dagli attuali 13 livelli a 6, con la conservazione di 3 macro aree: una dei quadri direttivi, una del personale delle aree professionali e l’ultima dei dipendenti con ruolo esecutivo. Inoltre la definizione dei profili professionali dovrebbe essere demandata alla contrattazione di secondo livello, mentre il Contratto Nazionale dovrebbe limitarsi a contenere principi generali relativi alle aree di appartenenza dei lavoratori.
Ci sarebbe quindi un’Area Manageriale, attuali 4 livelli dei Quadri Direttivi da trasformarsi in 2 soli livelli (5.o e 6.o nuovo livello), con livello retributivo QD3 e QD1, con l’eliminazione dei Ruoli Chiave e, per entrambi, erogazione di assegno ad personam per le differenze retributive; un’Area Operativa, attuali 4 livelli della 3.a Area Professionale, con livello retributivo da definire a livello nazionale; un’Area Esecutiva, attuali 5 livelli della 2.a e 1.a Area Professionale, con livello retributivo da definire a livello nazionale.
Sileoni ha denunciato come la riforma degli inquadramenti illustrata dai banchieri non avrebbe altro fine che quello d’interrompere la crescita dinamica del costo del lavoro. Una posizione inconcepibile per il sindacato, come del resto quella di demandare la definizione dei profili professionali al secondo livello di contrattazione, che comporterebbe minori garanzie per i lavoratori.
Sileoni ha quindi ricordato che negli ultimi 14 anni sono cresciuti soltanto gli stipendi dei manager. Mentre i lavoratori bancari hanno perso mediamente 810 euro in termini di potere d’acquisto, gli amministratori delegati dei primi 5 grandi gruppi bancari ne hanno guadagnati 600mila in più, nonostante la crisi, passando dal percepire mediamente i 3,1 milioni del 2000 ai 3,7 milioni del 2014.

Anche il Segretario Generale FIBA CISL, Giulio Romani, è convinto che “le posizioni continuano ad essere molto distanti”. “Abi ha fiba cislpresentato un modello di revisione totale degli inquadramenti che mira ad ottenere risparmi strutturali di costi attraverso l’appiattimento delle future dinamiche salariali e la riduzione del numero dei livelli. Un simile impianto mortificherebbe la professionalità dei lavoratori, specie per la categoria dei quadri e non risolverebbe affatto nessun problema di flessibilità organizzativa“. Romani ha inoltre aggiunto che “anche il costo del lavoro, nonostante le riduzioni di salario contrattuale, potrebbe non avere benefici, visto che, in base alle esperienze sin qui fatte, ci sarebbe solo un trasferimento di valore a favore della discrezionalità aziendale e dei sistemi incentivanti. Fino ad oggi, nelle banche in cui si è ridotta la contrattazione, il costo del lavoro è sempre aumentato. Le uniche cose che sono diminuite sono la trasparenza, l’equità e la professionalità.” Romani ha poi concluso affermando che “la trattativa resta carente di un’intesa di fondo su quale sia il progetto di banca per il Paese su cui costruire professionalità e coerenti sistemi retributivi.” La parte Abi ha laconicamente risposto che in realtà il sistema bancario non è in grado di definire un proprio progetto strategico non riuscendo a prevedere lo scenario futuro del Paese e del sistema. “È disarmante constatare che gruppi dirigenti così importanti come quelli bancari, molto ben pagati per le responsabilità di cui fanno fatica a farsi carico, si sottraggano all’obbligo di contribuire ad indirizzare un modello di sviluppo del Paese, adattandosi a gestire il futuro che verrà”.

Dello stesso avviso la Uilca. Il Segretario Generale, Massimo Masi, nel suo intervento ha dichiarato: “Il tema degli inquadramenti non può essere soltanto una mera operazione di risparmio sul costo del lavoro. Non possiamo accettare questa proposta in quanto uilcaconsentirebbe solo grandissimi risparmi per le Aziende senza riflessi sui costi totali del contratto a livello nazionale. Abi, così attenta ai costi del contratto, non è in grado o non vuole stabilire il reale risparmio di questa operazione. Così proprio non và!”
“Se si vuole fare un’operazione sugli inquadramenti – continua Masi – essa deve trovare soluzione nei contratti integrativi aziendali, che sono altra cosa rispetto alla contrattazione aziendale, perché diverse sono le Aziende e diverse sono le figure professionali presenti nelle varie Banche. In questo caso gli eventuali risparmi sul costo del lavoro andrebbero riverberati sui premi aziendali e non solo buttati sul bilancio aziendale.”
Per quanto riguarda l’affermazione di Profumo sulla preoccupazione dell’andamento del sistema bancario italiano, Masi ha replicato che “altrettanto preoccupati sono i lavoratori del credito, siamo noi, che stiamo pagando la crisi e le scelte sbagliate di un top management che in questi anni di crisi hanno aumentato i loro stipendi anche attraverso lauti compensi sui budget aziendali.”
Masi conclude: “Oggi la trattativa dei bancari diventa il punto di riferimento dei 6,5 milioni di lavoratori che attendono il rinnovo dei contratti nazionali, per questo valuteremo attentamente ogni aspetto prima di trovare un accordo”.

Sulla questione è intervenuto anche Agostino Megale, Segretario Generale della Fisac CGIL. “A quella parte di banchieri che punta a far fisac cgilfallire la trattativa per il mancato rinnovo del CCNL per determinare la deregulation contrattuale del settore, voglio far sapere, così come sottolineato oggi unitariamente da tutto il sindacato, che così facendo andranno a sbattere e non potremo che rilanciare la mobilitazione”.
“Sul tema degli inquadramenti” ha proseguito il leader dei bancari della CGIL “è stata presentata una proposta irricevibile che punta a forti risparmi ai danni del lavoratori e si muove nella mera logica della compressione del costo del lavoro. E’ evidente che in questo modo non si va da nessuna parte. Noi siamo disponibili ad affrontare seriamente l’argomento, purché la logica sia quella di adeguare le qualifiche ai mutamenti organizzativi avvenuti nel settore e premiare le professionalità oggi non pienamente valorizzate”.
“Si ha l’impressione” ha concluso Megale “che, su una partita importantissima non solo per i circa 310mila lavoratori coinvolti ma per tutti, essendo il settore strategico per l’intera economia nazionale, stiano prevalendo in Abi faide interne, giochi di potere, interessi trasversali che denunciano come l’associazione bancaria sia del tutto priva di una strategia d’uscita dalla grave situazione che gli stessi banchieri hanno contribuito a creare.”

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