Economia e Finanza

Enria (Eba): niente stress test nel 2015. Banche Ue ben patrimonializzate danno credito, anche in Italia

L’Eba, autorità bancaria europea, nel 2015 non condurrà gli stress test sulle banche europee. Gli istituti di credito saranno sottoposti a un nuovo esame nel 2016. Invece di uno stress test, quest’anno l’Eba condurrà un esercizio di trasparenza in linea con quello

banche

Andrea Enria – Presidente Eba

effettuato nel 2013. Ad annunciarlo il presidente dell’authority, Andrea Enria, in un’intervista a Repubblica. Il numero uno dell’Eba spiega che l’anno che si è appena chiuso “ha prodotto una mole enorme di informazioni, alcune banche stanno adeguandosi alle raccomandazioni seguite all’esercizio e l’attività di vigilanza unica è appena cominciata”.
“Siamo soddisfatti della metodologia dei test e dei grandi progressi fatti finora nel definire 95 standard del testo unico bancario. Ma ci sono aspetti che vorremmo discutere più a fondo. Per esempio nei prossimi test vorremmo includere gli effetti della cattiva condotta dei banchieri: collocamento di prodotti inadatti ai clienti, infrazioni all’antiriciclaggio, aiuti a evadere il fisco, manipolazione di tassi e i rischi di sanzioni a seguito di questi comportamenti”, continua Enria su Repubblica.
Il presidente, intervenuto poi davanti alla Commissione Finanze del Senato, ha affermato che il settore bancario europeo si è notevolmente rafforzato negli ultimi anni e il nuovo meccanismo unico di vigilanza ha iniziato a operare in un contesto sensibilmente migliore di quello di pochi anni fa. L’esercizio di ricapitalizzazione e, più recentemente, l’asset quality review e lo stress test europeo, hanno spinto le banche a un significativo rafforzamento della posizione patrimoniale e hanno accelerato la pulizia dei loro bilanci. Per un campione di grandi banche dell’UE, il common equity tier one ratio (CET1) – il coefficiente patrimoniale basato solo sul capitale di qualità più elevata – ha superato il 12% a settembre 2014, contro il 9,2% a dicembre 2011. Si è anche chiusa la forbice che separava banche meglio e peggio capitalizzate e, in base all’ultima Risk Dashboard dell’EBA, in corso di pubblicazione, tutti gli intermediari nel nostro campione presentano un valore del CET1 ratio superiore al 9%. L’incremento netto nel valore assoluto del capitale primario delle banche europee di maggiore dimensione è stato anche superiore a quello registrato dalle principali banche statunitensi dall’inizio della crisi nel 2008. L’operazione di ricapitalizzazione è stata criticata dalle banche, secondo le quali avrebbe avuto un effetto pro-ciclico, limitando l’erogazione di prestiti all’economia reale. Tuttavia, i dati smentiscono l’interpretazione che requisiti di capitale più rigorosi siano all’origine della contrazione del credito. Al contrario, secondo alcune analisi sulla relazione tra livelli di capitale banchee crescita del credito condotte dall’EBA, sono le banche meno patrimonializzate e con problemi di qualità dell’attivo quelle che hanno maggiormente rallentato l’erogazione di prestiti, per economizzare capitale. Quelle che hanno rafforzato il proprio capitale tendono ad espandere il credito, e sono in grado di continuare a sostenere la clientela anche durante 9 una crisi. Questi risultati valgono non solo in aggregato per l’UE, ma anche nei singoli Stati membri, inclusa l’Italia. Enria continua affermando che i risultati dell’ultimo stress test hanno confermato la complessiva solidità delle banche europee e la loro capacità di far fronte a un ipotetico ulteriore deterioramento dell’economia. Il processo di rafforzamento patrimoniale ha contribuito ad accrescere la fiducia del mercato anche perché è stato accompagnato da una trasparenza senza precedenti nelle informazioni sulle esposizioni delle banche ai rischi, per la prima volta anche con riferimento al rischio sovrano. Le banche europee sono dunque meglio patrimonializzate e, in base ai dati più recenti, hanno ripreso a fornire credito all’economia, sia pure con una significativa dispersione tra paesi. Anche la qualità del credito sembra stabilizzarsi, sebbene il permanere di un quadro macroeconomico debole continui a porre sfide per le banche. La redditività – con un return on equity in media inferiore al 6% – rimane molto contenuta, soprattutto se confrontata con il costo del capitale e porta a interrogarsi sulla sostenibilità di alcuni modelli di business. Credo sia essenziale ridurre la capacità in eccesso nel sistema bancario e completare con vigore la pulizia dei bilanci. Negli Stati Uniti questo processo è stato molto più rapido che in Europa: molte più banche sono state riconosciute insolventi e sono uscite dal mercato e il patrimonio del sistema è stato rafforzato adeguatamente già nel 2009. Questo ha consentito di far ripartire prima i prestiti per imprese e famiglie. Se vogliamo rilanciare l’economia europea come quella americana dobbiamo anche noi completare questo processo.

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