Economia e Finanza

Riforma Popolari, per Assopopolari dubbi di costituzionalità. Renzi: “Togliere le banche ai signorotti”

La Banche popolari reagiscono, dopo la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare un intervento di riforma di questi istituti di credito. Alla vigilia della discussione in Parlamento, l’associazione di categoria, Assopopolari, interviene per sottolineare la propria contrarietà nei ubi bancaconfronti della riforma stabilita dal Governo, sulla quale non mancano dubbi di costituzionalità.
Nello specifico, la riforma riguarderebbe solo gli istituti di credito con un patrimonio superiore agli 8 miliardi e prevedrebbe, entro 18 mesi, la loro trasformazione in Spa, Società per azioni. Prevista l’eliminazione del voto capitario, cioè la regola secondo la quale nelle banche popolari e nelle banche di credito cooperativo ogni socio ha un voto indipendentemente dal numero di azioni possedute. Verrà meno, inoltre, il divieto di detenere partecipazioni superiori all’1% del capitale e il numero minimo di soci, pari a 200. Gli istituti oggetto della riforma sarebbero 10: Ubi, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banco Popolare, Creval, Popolare di Sondrio, Banca Etruria, Popolare di Bari, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.
L’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari, pur ribadendo la propria disponibilità “ad un confronto con il Governo”, ha reso note le perplessità della commissione di esperti indipendenti incaricati di elaborare un’autoriforma modernizzatrice del sistema delle Banche popolari. La commissione, composta dai Professori Tantazzi, Marchetti e Quadrio Curzio, “ha illustrato le diverse alternative, fondate su una più significativa apertura al capitale nella formazione degli organi di governo della Popolare cooperativa ovvero, nella diversa prospettiva, non scevra di dubbi di legittimità costituzionale, di forzosa conversione in spa, sulla ponderazione del voto di capitale, con particolare favore per i soci con possesso azionario limitato/durevole. Nella consapevolezza che modernizzare vuol dire riformare e non cancellare, l’Associazione si conferma disponibile ad un confronto con il Governo, nella speranza di contribuire all’individuazione di una soluzione condivisa, nell’interesse del sistema e del Paese”.
“In risposta alle considerazioni espresse dal Governo a sostegno del decreto si osserva che: – il concetto di mutualità viene oggi declinato con il facilmente misurabile impegno nei confronti dell’economia reale e dello sviluppo competitivo dei territori, nonché nelle forme diversificate di impegno sociale. – la patrimonializzazione delle Popolari coinvolte dal decreto è adeguata, come testimoniato dall’avvenuto superamento dei recenti test BCE. – la dimensione dell’attivo non è incompatibile con la mutualità, come è dimostrato dalla presenza sui mercati internazionali di Banche cooperative con attivi abbondantemente superiori ai 1.000 miliardi”. Assopopolari si è comunque detta favorevole “a una riforma della categoria, che sappia preservare il suo patrimonio identitario in un contesto di mercato profondamente mutato”.

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENAROSulla riforma delle Banche popolari il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha mostrato tutta la sua determinazione, dichiarando di essere “pronto anche a metterci la fiducia”. Renzi è intervenuto a Porta a Porta dichiarando che “ci sono dieci banche, quelle più grandi, che hanno snaturato il concetto di Banca popolare di una volta fondate sul solidarismo cattolico”. Per questo, afferma il Presidente del Consiglio, è necessario togliere “le banche di mano ai signorotti locali. Ai soliti noti”. Con la riforma “si supera un modello di banca molto legato ad interessi territoriali perché una parte di banche locali hanno combinato pasticci. E li hanno combinati perché ci sono reticolati di amicizie”.

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