Imprese

Ritardi nei pagamenti della PA: le imprese a caccia di liquidità non assumono

Per le piccole e medie imprese italiane è sempre allarme liquidità. E tra le principali zavorre del settore produttivo, persistono i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione.

In base ad una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre sulla periodica indagine conoscitiva condotta a livello europeo da Intrum Justitia, in Italia ben 3.400.000 imprese, pari al 76 per cento del totale nazionale, soffrono di problemi di liquidità riconducibili proprio al ritardo nei pagamenti.

A causa dei mancati incassi per i beni e i servizi forniti alla PA, numerose imprese non hanno avuto la forza economica per assumere personale (39 per cento del totale), mentre ben 900.000 aziende (pari al 20 per cento) hanno valutato la possibilità di licenziare in ragione di problemi conseguenti al ritardo dei pagamenti.

Le cause di queste criticità – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – vanno ricercate nei tempi medi di pagamento effettivi presenti in Italia che intercorrono nelle transazioni commerciali sia tra imprese e Pubblica amministrazione (Pa), sia tra imprese private. Nel primo caso, i giorni medi necessari per il saldo fattura sono 165; nel secondo caso, invece, si arriva a 94 giorni. In entrambe le situazioni siamo maglia nera quando ci confrontiamo con i nostri principali partner dell’UE”.

Il nostro, ricordiamo, è stato tra i primi Paesi a recepire la Direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti, entrata in vigore ormai da due anni. Bruxelles ha stabilito che il committente deve pagare il fornitore entro 30 giorni dal ricevimento della merce o dall’emissione della fattura. Salvo accordi tra le parti indicati nel contratto, il pagamento può slittare sino a 60 giorni e, in casi eccezionali, superare anche quest’ultima soglia.

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