Economia e Finanza

Il quantitative easing di Draghi, a cosa serve e quali effetti potrà avere

La Banca centrale europea si appresta il prossimo 22 gennaio a lanciare un programma di acquisto di titoli. La Bce non ha ancora confermato o smentito il piano, tuttavia analisti e stampa concordano sul fatto che si procederà. La misura che il presidente dell’istituto di Francoforte, Mario Draghi, si appresta ad annunciare viene chiamata quantitative easing, una misura non convenzionale studiata per fare uscire la zona euro dall’attuale stagnazione. L’operazione, nella pratica, è una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della Banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico. Un modo per immettere nelle banche quantitative easingnuova liquidità e consentire loro di elargire maggiori prestiti a imprese e privati rimettendo così (si spera) in moto l’economia. La creazione di denaro rappresenta quindi una importante arma di politica monetaria, tuttavia non potendo la Bce stampare direttamente nuova moneta, la soluzione è quella di comprare grandi quantità di titoli di Stato che attualmente si trovano nella pancia della banche italiane. Denaro immobilizzato che ingolfa gli istituti di credito e rende più difficoltoso concedere credito. A seguito dell’intervento della Bce gli istituti di credito avranno quindi la possibilità di concedere più agevolmente denaro e a tassi d’interesse più bassi.
Un’operazione di questo tipo, oltre alla speranza di incrementare le concessioni di credito, avrà delle conseguenze anche sul potere di acquisto e sul valore della moneta. Infatti, se il denaro in circolazione aumenterà, si ridurrà di conseguenza il valore della moneta. Ne consegue che anche i prezzi per acquistare un determinato prodotto aumenteranno e quindi che l’inflazione salirà. Quando si parla dell’inflazione la prima impressione che si ha è che si tratti di un qualcosa di negativo. L’immagine della Germania, colpita negli anni venti dalla iperinflazione, con persone costrette a recarsi a comprare il pane con vere e proprie carriole cariche di marchi, basta a rendere l’idea di quanto possa diventare drammatica la vita se l’inflazione non viene tenuta sotto controllo. Tuttavia non meno difficoltosa è la gestione della deflazione, la diminuzione progressiva e inesorabile dei prezzi. Un rischio al quale l’Eurozona è attualmente esposta. La deflazione riduce la propensione al consumo, in attesa del prossimo abbassarsi dei prezzi. Posticipare gli acquisti e la conseguente quantitative easingminore domanda di beni si ripercuote quindi sulle imprese che abbassano ulteriormente i prezzi nella speranza di rimettere in moto gli acquisti. Tuttavia, meno fatturato e meno ricavi costringono le aziende a intervenire con forti tagli alle spese e la prima voce sulla quale ci si accanisce in queste situazioni è sicuramente il personale. Sale così la disoccupazione e di conseguenza la domanda di beni cala ulteriormente. Il circolo vizioso che si instaura è evidente e una delle soluzioni più efficaci per scongiurare questo pericolo è proprio intervenire con l’operazione che la Bce dovrebbe lanciare il 22 gennaio, che consentirebbe di far salire in maniera rapida l’inflazione. Operazioni di questo tipo sono già state messe in atto dalla Banca del Giappone e dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d’America.
Il quantitative easing in Europa, grazie alla maggiore disponibilità di moneta, garantirebbe anche un abbassamento dei tassi d’interesse delle nuove emissioni di titoli di Stato dei Paesi europei, contribuendo a creare meno debito. Inoltre, se l’inflazione crescerà, diventerà anche meno costoso ripagare il debito passato. E più soldi nelle casse dello Stato possono voler dire maggiori investimenti in politiche per incentivare l’occupazione e in opere infrastrutturali.
quantitative easingLa svalutazione della moneta significa poi incentivare le esportazioni e agevolare le imprese che basano il proprio business sull’export. Di contro sarà più costoso acquistare beni dai Paesi con la valuta più forte.
E’ evidente che non è possibile sperare che un intervento della Bce possa risollevare da sola le sorti della zona euro. Come affermato da Mario Draghi lo scorso agosto, è importante che il quantitative easing coincida con un ampio programma di investimenti e con politiche fiscali meno restrittive. Tuttavia un aiuto concreto può essere dato. Non mancano comunque le perplessità di coloro che sviliscono i risultati ottenuti negli Usa o di coloro che sottolineano la differenza sostanziale con il Vecchio Continente: la banca centrale Usa può fare riferimento a uno Stato centrale, mentre in Europa questa condizione non esiste. Infatti, la sola unione monetaria, senza unione politica per molti non sarà in grado di garantire l’efficacia di tali misure.

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