Pubblica Amministrazione

Agenda digitale, la consultazione pubblica certifica il ritardo dell’Italia

Il processo di digitalizzazione è un percorso indispensabile, ma che in Italia stenta a decollare. È questa la conclusione del report prodotto dalla consultazione pubblica terminata il 20 dicembre scorso, sui piani “Banda Ultra Larga” e “Crescita Digitale”. È necessario un intervento pubblico maggiore che negli altri Stati, per trasformare l’attuale impostazione arcaica in una comunità digitale trasparente e intelligente. Nel recente passato una delle cause più rilevanti del ritardo è stata la frammentazioni degli interventi che ha portato a duplicazioni e inefficiente uso delle risorse, oltre che a una non interoperabilità e integrazione dei servizi sviluppati. internetIl ritardo italiano – si sottolinea nel report – è un problema culturale fortemente generazionale e geografico: la popolazione, di cui una grande percentuale è anziana, non utilizza i servizi internet e nel Mezzogiorno, sia le imprese sia i cittadini, hanno competenze digitali più carenti rispetto al resto del Paese. Le imprese più piccole, addirittura, palesano livelli di utilizzo dei servizi in rete inferiori a quelli delle famiglie”. L’analisi ha però registrato risultati sensibilmente migliori nei casi in cui i piani di digitalizzazione sono stati accompagnati dall’obbligo di utilizzare esclusivamente il canale digitale per compiere determinate operazioni, soprattutto per le imprese più piccole, assicurando quindi un rapido aumento nell’utilizzo regolare di internet che, in prospettiva, raggiungerà il target comunitario sebbene con una ritardo di circa tre anni.

Secondo gli ultimi dati del Digital Agenda Scoreboard, l’Italia continua a presentare un significativo ritardo nell’utilizzo dei servizi di connettività a banda larga, nonostante la copertura ormai praticamente completa del territorio. internet fibraPer quanto riguarda la banda larga di rete fissa, il numero di accessi ogni 100 abitanti è pari a 23 in Italia, contro una media europea di 30. La situazione è, invece, decisamente migliore per gli accessi mobili, con una penetrazione di 66 unità ogni 100 abitanti, rispetto ad un valore medio europeo pari a 62. Se però gli accessi da rete fissa sono normalmente condivisi tra più persone, quelli da rete mobile sono tipicamente individuali. Il Bel Paese continua ad occupare le ultime posizioni anche nell’utilizzo di Internet da parte della popolazione. In effetti, solamente il 56% dei cittadini di età compresa tra 16 e 74 anni utilizza regolarmente Internet, contro una media europea pari al 72%. Mentre per la fascia di età 16-24 anni il 34 differenziale è di circa 10 punti percentuali rispetto alla media europea, il divario cresce sensibilmente per le fasce di età successive (di 15 punti per la fascia 25-54 e di 18 punti per la fascia 55-74 anni). Oltre al ritardo nell’utilizzo si aggiunge anche il divario nelle competenze digitali. In Italia, il 61% degli individui nella fascia 16-74 anni possiede un livello di skills Ict basso (21%) o nullo (40%), contro il 46% della Spagna, il 42% del Regno Unito, il 40% della Germania e il 37% della Francia, fino ad arrivare a valori inferiori al 30% per Finlandia, Svezia, Olanda, Danimarca e Lussemburgo. Ulteriori differenze si riscontrano anche nei servizi utilizzati dagli utenti Internet italiani rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Ue. L’indice di diversificazione delle attività svolte in rete è inferiore a 5 per l’Italia, contro la media europea di 6,2.

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