Ambiente & Salute

Surf e sportswear, nuove tendenze nel segno di Rdd

Vento, mare e passione per l’estremo. Negli ultimi anni è esplosa la mania per gli sport acquatici più cool come il surf e windsfurf. Per capire cosa si cela dietro al successo di queste nuove tendenza, abbiamo intervistato Roberto Ricci, in passato campione di surf e da vent’anni imprenditore a capo del gruppo Rdd. Ricci ha presentato a Grosseto i nuovi prodotti dell’azienda specializzata in sportswear e tavole da windsurf, che per la stagione 2015 punteranno alla fusione tra “performance” e “romance”, ovvero tra lo stile che è il segno d’istintivo di ogni capo d’abbigliamento di qualità e l’efficienza del materiale tecnico per cavalcare al meglio le onde.

Dal 1994, anno di fondazione, la mission del gruppo è quella di diffondere sul mercato le tavole migliori dal punto di vestita tecnico ma anche più belle, capi di abbigliamento sexy ma allo stesso modo performanti, mescolare tecnologia e innovazione con look e life-style, costruire quella che il patron definisce “perf-romance”. 

Ricci, a che punto è la realizzazione di questo connubio?  

Sul fronte delle tavole l’obiettivo è centrato. La Ricci International, che le produce, fattura 13 dei 18 milioni del gruppo vendendo in 64 paesi esteri il 78% della sua produzione e realizza tra le più belle e performanti tavole del mondo. Non lo dico io, ma i numeri, i risultati. Per quote di fatturato e quantità di pezzi venduti, al mondo ci collochiamo tra i primi quattro produttori di tavole da windsurf, e tra i primi sei-sette sia per kit surf che per Sup, che sta per standing upp paddle, disciplina in ascesa. E con Antoine Albeau la nostra tavola X-Fire ha vinto gli ultimi tre campionati mondiali di windsurf. Performanti, dunque, ma anche belle e rifinite le nostre tavole. Sono esposte ovunque, in tanti centri di design“.

Da dove arrivano all’azienda perizie e gusto?  

“Ho gareggiato ad alto livello, poi sul lago di Garda ho iniziato a fare tavole a mano, infine negli ultimi anni Ottanta mi sono trasferito nell’isola di Amaui alle Hawai e per sei anni ho cercato di carpire dai grandi artigiani del posto i segreti del mestiere di shaper, ovvero di colui che progetta e realizza tavole. Così, rientrato a Grosseto, nel 1994 ho iniziato a produrre. E ho cercato di fondere i segreti dei guru hawaiani con il gusto della toscanità, armonie, colori, rifiniture, cura dei dettagli. Ho iniziato a vendere tavole e accessori  –  ad esempio le pennette  –  prima ai giapponesi che agli italiani, agli australiani e agli americani, abbiamo clienti anche nelle Hawai. E guardi che questo è un risultato eccezionale: è come fare la mozzarella di bufala in Toscana e riuscire a commercializzarla in Campania. Il brand ha tanti estimatori famosi. Alessandra Sensini, ad esempio, un tempo compagna di regate, prima che lei diventasse un’atleta e io un costruttore, con cui oggi condivido progetti e momenti di divertimento sulla tavola. E Alessandro Benetton, che è un amico anche lui, un eccellente kite-surfista, e che si è offerto spontaneamente di farci da testimonial indossando la nostra giacca Winter Storm“.

Ecco, appunto, l’abbigliamento. Come e quando questa produzione si affianca a quella del materiale tecnico?

Dall’inizio facciamo anche abbigliamento, ispirato alle tavole, ovvero alla medesima filosofia di sposare design e prestazioni, comfort e innovazione in pantaloncini da surf, magliette, cappellini, beachwear classico e sportivo. Penso, però, che il link perfetto tra materiale tecnico e abbigliamento si sia realizzato con gli ultimi capospalla, giacche, piumini e mute in tessuti multistrato studiati dal nostro laboratorio interno di ricerca e sviluppo e che produciamo da poco tempo. In particolare, appunto, con Winter Storm, una giacca multistrato che utilizza lycra e piuma d’oca, riuscendo ad essere al tempo stesso elastica e confortevole, con una membrana anti vento e una lussuosa tonalità opaca“.

Come va il business abbigliamento?

Attraverso la Montecristo srl fatturiamo 5 milioni nell’abbigliamento, che è un mercato molto più difficile di quello di nicchia delle tavole, formato da pochi appassionati. Qui invece si entra in un oceano, serve un grande impegno di marketing, pubblicità, organizzazione distributiva. Abbiamo iniziato a mettere bandierine in Francia, Germania, Giappone e Korea, qualcosa anche in Spagna, Portogallo e Marocco, ma il 90% continuiamo a realizzarlo in Italia. Ed è nello stivale che vogliamo crescere. Per l’abbigliamento è il mercato più difficile del mondo, il più inflazionato, quello dove i marchi importanti giocano in casa, con una linea distributiva performante. Ma proprio per questo, se ti fai le ossa in Italia, diventa meno complesso allargarti poi all’estero. L’obiettivo è quintuplicare il fatturato in Italia nei prossimi due anni“.

Ricerca e sviluppo, produzione, come siete organizzati?

Ricerca e sviluppo sono completamente interni. Non riguardano solo il disegno di tavole e capi, ma l’intero processo produttivo, ad esempio come accoppiare la lana cotta alla lycra, il tipo di cucitura da usare, la creazione e la scelta degli accessori, i test, la realizzazione dei prototipi. Vi lavorano 6 persone per le tavole e 4 per l’abbigliamento. In tutto in azienda siamo 35 fissi a Grosseto e 15 professionisti fuori, tutti sotto contratto in esclusiva. Un pezzo della produzione di abbigliamento avviene presso terzisti della zona, i capospalla più rifiniti si fanno in provincia di Grosseto, così come parte delle tavole in Puglia. Per il resto la scelta di produrre all’estero è dettata dalla convinzione che, nel nostro campo, ogni attrezzo ha la sua “fabbrica corretta”, la sua sede produttiva d’eccellenza che non sempre è in Italia“.

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