Imprese

Innovazione digitale, in Italia non si investe. Cresce solo il modello Cloud

Con un budget a disposizione delle direzioni ICT che nel 2014 è stato pari ad appena il 2,1% del fatturato, l’Italia è tra i fanalini di coda nell’ambito dei Paesi industrializzati per quanto riguarda gli investimenti in nuove tecnologie. Per il 2015 si prevede ancora una situazione di “stagnazione”, con budget che, dopo le riduzioni già registrate negli ultimi anni, è stimato dai Cio ancora in calo mediamente del -2,08% rispetto al 2014. Si conferma la propensione all’outsourcing, con la riduzione dei contratti Time and Material e un progressivo spostamento verso il modello Cloud “as a service”. Tra le priorità di investimento per il prossimo anno in vetta, ancora una volta, la Business intelligence (56% delle preferenze), seguita dalla Dematerializzazione (53%) – in crescita di popolarità grazie alla spinta della fatturazione elettronica –, dallo sviluppo dei sistemi ERP (48%) e dalla introduzione di applicazioni e device mobili (40%).

cloudLo sviluppo di relazioni e collaborazioni con l’ecosistema delle startup high-tech risulta una priorità solo per l’8% delle imprese. E si conferma la costante esigenza di nuove competenze per la Direzione ICT, in particolare Innovation e Demand management, ma anche di Risk management&compliance e Change management per governare l’innovazione digitale con modelli e processi sempre più integrati con le Linee di Business. Con l’alta priorità agli investimento in Big Data, l’introduzione di ruoli per il Big Data and Analytics management entra al sesto posto nelle priorità organizzative dei CIO.

Questi i principali risultati della ricerca realizzata su oltre 170 CIO presentata al Convegno “Innovazione digitale: l’Italia delle imprese (im)possibili”. L’evento, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, è l’evento annuale della Digital Innovation Academy rivolto alla Community dei CIO e dei Business Executives, l’occasione per discutere del ruolo che l’innovazione digitale gioca per il successo delle imprese italiane.

In questo scenario potenzialmente sconfortante, però, non mancano imprese coraggiose che riescono a cogliere la sfida della trasformazione digitale, dimostrando non solo di resistere alla crisi, ma anche di crescere raggiungendo risultati ottimi dal punto di vista economico e finanziario. È l’Italia delle “imprese possibili”, in cui l’innovazione digitale si pone al servizio di una visione imprenditoriale capace di coniugare radici e cambiamento, tradizione e trasformazione.

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