Credito / Imprese

Credito sempre più caro, le imprese pagano interessi fino al 20%

Il miraggio per le piccole e medie imprese italiane resta sempre il credito bancario. In una fase critica dell’economia del Paese, la mancanza di liquidità, spesso può risultare fatale per la sopravvivenza di una azienda. Gli istituti italiani come confermato nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia, continuato a tenere ben stretto il cordone. MA anche quando decidono di concedere liquidità ad una impresa, questa è costretta a pagare interessi da capogiro.

Un’analisi del Centro studi di Unimpresa rivela che possono arrivare a sfiorare il 20% gli interessi e i costi complessivi a carico di una Pmi che chiede denaro in banca sfruttando il Fondo centrale di garanzia e i Confidi. Ai tassi standard sulla somma richiesta vanno aggiunte molte altre voci: le spese di gestione della pratica in banca, la quota associativa da pagare alle associazioni collegate ai Confidi, le garanzie sulla copertura assicurata dagli stessi Confidi, il fondo cauzione una tantum e unimpresaquello annuale. Voci che, se sommate, pesano fino al 19,58% per una piccola linea di credito.

“Abbiamo analizzato migliaia di casi e vogliamo portare all’attenzione del governo di Matteo Renzi una situazione ormai non più sopportabile: per rimettere in moto il motore del credito serve un intervento drastico. Le garanzie pubbliche sono importanti e vanno rese più accessibili, altrimenti la liquidità extralarge immessa nel mercato dalla Banca centrale europea non potrà essere sfruttata dalle piccole e medie imprese” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Il nodo principale da risolvere – sottolinea – è proprio quello delle garanzie: ne vengono chieste troppe agli imprenditori e se si cerca di utilizzare strumenti statali o di categoria si scopre che i costi sono elevati, al punto da rendere non conveniente chiedere un finanziamento”.

Secondo l’analisi di Unimpresa, basata su segnalazioni raccolte fra le 122.000 aziende associate sparse su tutto il territorio nazionale, l’accesso al Fondo centrale di garanzia e ai Confidi è spesso così costoso da risultare sempre più caro e inaccessibile.

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