Imprese

Call center: appello Assocontact per salvaguardare settore da 80.000 posti di lavoro

Alla luce dei continui segnali di crisi che sono aperti o che si stanno aprendo in tantissime imprese del settore dei call center, vogliamo ribadire con chiarezza che la situazione del settore dei call center in outsourcing nel nostro Paese si sta facendo sempre più grave.

E’ da diversi mesi che ASSOCONTACT, l’associazione confindustriale delle imprese del settore, ha più volte e in più occasioni ribadito l’assoluta necessità di un intervento profondo che miri a dare a questo settore una politica industriale in grado di superare la profonda crisi che lo sta stritolando.

Le nostre imprese sono aziende serie che da anni sono alle prese con una politica di prezzi sempre al ribasso, con l’incidenza della tassazione Irap assolutamente spropositata per un settore il cui costo del lavoro raggiunge l’80 per cento del fatturato, con gare d’appalto che non tengono conto dei costi del lavoro e che per questi motivi produce una marginalità media di settore che non consente lo sviluppo e mette in serio pericolo la sopravvivenza stessa delle aziende e dei relativi 80.000 posti di lavoro.

In questi ultimi mesi, mentre da un lato si moltiplicavano e continuano ad aprirsi numerosi focolai di crisi in decine di imprese, dall’altro abbiamo registrato Assocontact_Costamagna_13-310x206positivamente una condivisione della gravità del momento da parte di tutti gli “attori sociali”: oltre alle imprese, le organizzazioni sindacali, i Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, la commissione Lavoro della Camera, singoli parlamentari.

E’ stato prefigurato un percorso, si sono lanciate diverse proposte: ora è però il momento delle decisioni e della concretezza. Non possiamo più accettare inerti questa situazione mentre il futuro di imprese e lavoratori continua drammaticamente a farsi sempre più incerto.

Non cerchiamo “aiutini” o un’assistenza “statale” che appiattisca il mercato e limiti la competitività. Ma non c’è più tempo per le incertezze. Non c’è più tempo per i rinvii e le attese.

Dobbiamo con coraggio e attenzione affrontare i temi di politica industriale che da tempo indichiamo come essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo del nostro settore:

  • una diversa politica degli incentivi agli investimenti che eviti di drogare il mercato;
  • la fine degli appalti e delle gare al massimo ribasso che non rispettano il costo del lavoro;
  • un riequilibrio dei rapporti fra domanda e offerta, in particolare con la committenza pubblica;
  • la soluzione delle crisi aziendali in una logica globale che limiti interventi specifici ad hoc che potrebbero causare ulteriori discriminazioni e squilibri fra le imprese, soprattutto nelle situazioni di perdita di commesse;
  • una politica fiscale che consideri la specificità di un settore labour intensive e con un costo del personale intorno all’80 per cento dei suoi ricavi.

Chiediamo che tutte le convergenze fino a oggi dichiarate a parole si concretizzino velocemente in un confronto aperto per dare finalmente al settore dei call center una politica industriale che consenta alle imprese di sopravvivere e ai lavoratori di mantenere il posto di lavoro, in un contesto di libero mercato e di competitività basata sulla qualità.

Solo così possiamo pensare anche che, una volta bloccata l’attuale situazione di crisi, dalle nostre imprese possano ripartire anche segnali di sviluppo e di nuova occupazione.

Umberto Costamagna

 

Fonte: ASSOCONTACT

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