Economia e Finanza

Visco: bene 80 euro in busta paga, ma serve più occupazione

L’uscita dalla recessione è travagliata, la ripresa fragile e incerta. A dirlo è il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali, all’assemblea dell’istituto. Tuttavia non mancano segnali positivi: crescono gli afflussi di capitale, migliora il clima di fiducia dei consumatori, gli ordinativi delle imprese manifatturiere sono in espansione. Perché il miglioramento si consolidi va messo a frutto quanto è stato finora intrapreso, avanzando con decisione lungo la strada delle riforme e promuovendo la ricerca dell’efficienza, nei servizi pubblici come nell’attività privata. In Italia, il rientro dalla fase più acuta della crisi ha seguito un percorso reso a tratti accidentato dall’incertezza politica; la ripresa stenta ad avviarsi, rendendo pressante l’esigenza di procedere nell’azione di riforma.
80 euro in busta pagaIl lascito della recessione è pesante. Molte imprese italiane hanno comunque saputo difendere, in alcuni casi aumentare, le loro quote sui mercati esteri. Ma la caduta dell’attività rivolta all’interno è stata drammatica. Nell’ultimo trimestre del 2013, inoltre, i consumi delle famiglie erano ancora inferiori di circa l’8%, gli investimenti del 26, con una perdita di capacità produttiva nell’industria dell’ordine del 15%. Anche se vi sono segni di miglioramento della fiducia, la necessità di compensare l’erosione dei risparmi accumulati, l’incertezza sulle prospettive dei redditi nel medio e lungo periodo continueranno a gravare sui consumi delle famiglie. Visco si sofferma quindi sul bonus di 80 euro in busta paga del governo guidato da Matteo Renzi. I consumi delle famiglie potranno trarre beneficio dagli sgravi fiscali di recente approvazione, ma non diventeranno forza trainante di ripresa senza un duraturo aumento dell’occupazione. L’offerta di posti di lavoro, spiega il Governatore della Banca d’Italia, tornerà a salire solo lentamente.
Quanto alle banche, ora sottoposte a regole e vigilanza comuni, esse restano da noi il pilastro fondamentale per il finanziamento dell’economia. Perché possano continuare ad attrarre capitali e raccogliere liquidità sui mercati, indispensabili per adempiere compiutamente alla loro funzione di intermediazione, ne va rafforzata la governance, garantita l’integrità dei comportamenti, accresciuta la redditività; vanno valutati gli effetti che oneri, non solo tributari, possono avere sulla loro capacità di competere in un mercato finanziario integrato.
Una dotazione di capitale più elevata agevolerebbe l’accesso delle imprese al credito; insieme con una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento esterno, le renderebbe più robuste. Una leva finanziaria in linea con la media europea richiederebbe un aumento del patrimonio di circa 200 miliardi e una pari riduzione dei debiti: si tratta di un obiettivo ambizioso ma alla portata delle nostre imprese in un orizzonte di medio termine.

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