Economia e Finanza

Draghi pronto a nuove misure. E’ lui il vero Presidente d’Europa?

Se la crisi dell’euro non è stata peggiore e alcuni Paesi sono riusciti a riprendersi lo dobbiamo anche a Mario Draghi. Il Presidente della Banca centrale europea (Bce) che, sfidando la Bundesbank tedesca, ha messo in campo tutte le misure necessarie affinché il sogno dell’euro non si sgretolasse sotto il peso dei pesanti errori fatti al momento della sua costituzione. Un progetto che, nato senza una autentica unione economica e monetaria, non disponeva degli strumenti e delle procedure necessarie a gestire efficacemente lo scoppio della crisi. La Bce è quindi intervenuta per immettere liquidità nelle banche, con le due operazioni Ltro, e annunciando l’Omt (i programmi di acquisto dei titoli di Stato) per stabilizzare i mercati finanziari. Iniziative che hanno contribuito ad attenuare le tensioni, fatto scendere gli spread sui mercati del debito sovrano (arrivati a livelli fuori controllo), aiutato a riattivare i canali di finanziamento bancario. Mosse che hanno permesso di guadagnare tempo prezioso per consentire ai politici europei di trovare una soluzione alla difficile situazione e lavorare alla costituzione di una vera unione bancaria, finanziaria e fiscale. Mosse che fanno domandare se davvero, come titola il giornale tedesco Handelsblatt, Mario Draghi sia (almeno moralmente) il vero Presidente d’Europa.
draghiLa Bce di Mario Draghi si è sempre fatta trovare pronta e ora, con lo spettro della deflazione che bussa alla porta, non sarà da meno. La Banca centrale europea “non è rassegnata a lasciare che l’inflazione rimanga troppo bassa troppo a lungo”. A dirlo è stato proprio il numero uno dell’istituto di Francoforte, Mario Draghi, a un forum economico sulla politica monetaria a Sintra in Portogallo. La Bce resta quindi in allerta per i rischi legati all’andamento dell’inflazione, in particolare “il potenziale di una spirale negativa fra bassa inflazione, aspettative di inflazione al ribasso e credito, specie nei Paesi stressati”. Anche l’attuale cambio forte dell’euro “sta contribuendo alla bassa inflazione” attraverso la cinghia di trasmissione costituita dai prezzi all’importazione dei beni scambiati a livello internazionale. Draghi ha quindi annunciato che “nel caso di un’interazione fra tasso di cambio e aspettative d’inflazione, sarebbe richiesto un intervento espansivo nel contesto di un ampio programma di acquisto titoli”. Misure non convenzionali per contrastare il rischio deflazione e far ripartire il credito all’economia.
draghiLa Bce, che si riunirà il 5 giugno, terrà quindi alta la guardia anche perché “c’è il rischio che le aspettative di disinflazione diventino radicate” e “questo potrebbe spingere famiglie e imprese a rinviare la spesa in un classico ciclo deflazionistico”. Draghi ha comunque precisato che bisogna muoversi con cautela: “La risposta sul fronte della politica monetaria deve essere considerata con attenzione e progettata con precisione. Noi non vogliamo essere troppo reattivi su quelle parti del processo di disinflazione che si prevede possano auto-correggersi”. Gli analisti sono quindi convinti che nella prossima riunione del Board della Bce verrà deciso solo un nuovo taglio al costo del denaro, abbassandolo dall’attuale 0,25% a un nuovo minimo storico dello 0,1-0,15%. Inoltre, potrebbero essere portati sotto lo zero (a -0,1%) i tassi overnight, cioè quelli riconosciuti dalla stessa Bce agli istituti di credito, per la liquidità in eccesso depositata presso la Banca Centrale. Un modo per spingere gli istituti di credito a non lasciare parcheggiata la liquidità, ma a concedere maggiori finanziamenti all’economia reale.
Restano in dubbio le altre mosse. Si ipotizza una nuova Ltro per dare liquidità alle banche, questa volta a condizione che le banche beneficiarie prestino denaro alle imprese e alla famiglie, invece di acquistare titoli di Stato come accaduto le due volte precedenti. Si parla anche di acquisti massicci di Abs, asset legati alle cartolarizzazioni, sempre per consentire alle banche di avere altra liquidità da prestare ad attività legate all’economia reale. L’acquisto di titoli di Stato appare, invece, meno probabile.

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