Pubblica Amministrazione

Caio: “Bene PA digitale ma gli obiettivi di Europa 2020 restano un miraggio”

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è già possibile con la rete esistente. Ad affermarlo è Francesco Caio in un’intervista concessa a La Repubblica. Il commissario per l’Agenda digitale, punto di riferimento dell’ex premier Letta per il capitolo innovazione, non ha dubbi al riguardo: “Per il tipo di attività che prevede traffico essenzialmente di parole e di numeri, quello che ci vuole non è una banda larghissima ma una banda larga universale, e quasi ci siamo”. agenda-digitaleUn traguardo che può considerarsi molto vicino: “Mancano ancora 1,5 milioni di linee da dotare di una tecnologia superiore e Telecom Italia si è impegnata a farlo in pochi mesi”. Dal punto di vista dei servizi, importanti novità si presenteranno già nel mese di giugno. “Diventerà operativa e obbligatoria la fatturazione digitale per tutti gli acquisti dello Stato centrale e delle sue strutture periferiche – in tutto il territorio nazionale”. A questi primi tasselli del disegno si andranno ad aggiungere altri due cruciali nel 2015: l’identità digitale e l’anagrafe nazionale.

Differente è la previsione sul raggiungimento degli obiettivi fissati da Europa 2020. L’Italia infatti, oltre ad essere in ritardo, non appare in grado di poter sfruttare le opportunità esistenti. “Enrico Letta alla fine dello scorso ottobre – ha spiegato – aveva chiesto ad un gruppo ristretto di cui facevo parte (l’Agenzia per l’Italia digitale ndr) di verificare se i programmi di investimento degli operatori ci avrebbero portato a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa per la fine del decennio. La risposta è no, a meno che il settore pubblico non faccia un uso intelligente dei fondi strutturali”. L’Italia, oltre a non far passi in avanti per colmare il gap esistente con gli altri Paesi membri, continuare a pagare l’assenza di una vera e propria cultura dell’innovazione. “Non vediamo ancora la gente per strada a protestare per questo – ha detto Caio – ma la questione è seria perché abbiamo perso terreno: fino al 2009 la nostra offerta di banda non era lontanissima rispetto a quella degli altri Paesi dell’Unione, ma negli ultimi cinque anni noi siamo cresciuti poco e loro molto e ora la distanza è grande”. “Questa distanza – ha proseguito – comincia a pesare sulle decisioni di business perché impatta sulla competitività delle imprese. Le scelte di investimento vengono fatte anche in base all’offerta di infrastrutture digitali, meno banda vuol dire meno potenza e quindi meno competitività, quindi si investe preferibilmente dove la banda è più larga”. “Dobbiamo abituarci – ha sottolineato –  a vedere internet come all’inizio del secolo scorso veniva vista l’elettricità. Famiglie, imprese, fabbriche, scuole, ospedali per funzionare hanno oggi bisogno di due connessioni: energia e internet”.

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