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Caring Services Telecom, i sindacati contro la politica poco chiara di insourcing

I sindacati tornano alla carica contro Telecom Italia. A finire nel mirino delle parti sociali questa volta, è la politica poco trasparente dell’azienda in ambito Caring Services. A detta dei vertici di SlcCgil-FistelCisl-UilcomUil, i responsabili dell’ex monopolista stanno presentando in incontri territoriali un riequilibrio degli addetti dal 187 al 119. Riequilibrio che non mostrerebbe una chiara politica di internalizzazione né dal punto di vista dei servizi che dei ricavi. Pur riconoscendo il problema serio del sotto dimensionamento del 119, i sindacati non fanno trasparire possibilità di sconto per ciò che concerne il 187. telecom-italia-logo“A dispetto di quanto affermato dall’azienda – sottolineano in una nota – non ci risultano forti spostamenti di volumi verso il perimetro Telecom Italia; nella stessa Telecontact, azienda del gruppo, diversi orari di servizio sono particolarmente scarichi (cosa che non si può dire per i volumi che in queste settimane sono stati affidati a call center esterni)”.

“Considerando che una delle offerte commerciali Telecom ad oggi più concorrenziale si rivolge proprio al fisso – proseguono le sigle in coro – considerando ancora come l’azienda stia rafforzando i presidi interni di vendita di fibra, è importante capire se quest’ultima manovra non rischi di indebolire processi d’internalizzazione ‘pregiata’ (dove per pregiata si intende il lavoro con un alto margine che bilancia quello degli operatori ‘in house’). Non ci sfugge che spostando ulteriore forza lavoro sul 119, servizio ad alta ‘saturazione’, si produce un immediato effetto trascinamento che, fatalmente, attira volumi precedentemente lavorati fuori dal perimetro”. Quello che i sindacati chiedono di capire è se l’azienda stia provvedendo a spostare il mix del lavoro in house “verso servizi a maggiore marginalità o se stia semplicemente attuando una manovra sulla quantità di volumi senza considerare la sostenibilità economica degli stessi”.

Anche i social network sono finito nel ciclone delle polemiche. Secondo SlcCgil-FistelCisl-UilcomUil, Telecom avrebbe spostato la lavorazione del customer per i canali “social” verso un fornitore esterno. “Questa è una scelta miope – hanno attaccato – in totale controtendenza con quanto accade nel mercato e, soprattutto, con i progetti di reinternalizzazione. Mentre in queste settimane ci sono competitor di Telecom che riorganizzano e rafforzano il servizio ‘in house’ del customer sui social network, Telecom Italia decide di dare fuori la lavorazione dell’unico canale destinato, nel medio periodo, ad aumentare d’importanza e, soprattutto, di volumi”.

“È opportuno – hanno concluso – che l’azienda cessi questa ‘riorganizzazione strisciante’ e, a partire dal nodo principale della societarizzazione, inizi ad affrontare con le Organizzazioni Sindacali e con il Coordinamento una seria, credibile e costruttiva analisi sul Caring Services”.

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