Credito / Pubblica Amministrazione

Debiti PA, Tajani: “Aspettiamo risposte sui ritardi nei pagamenti dell’Italia”

L’azione intrapresa con il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione ha avuto finora e avrà in prospettiva effetti modesti sulla crescita. Lo segnala la Corte dei conti e ne prende nota il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani che la scorsa settimana ha avviato l’iter per l’apertura di una procedura d’infranzione nei confronti dell’Italia per i ritardi nei pagamenti della Pa nei confronti delle imprese.

tajani antonio2In una intervista rilasciata al Messaggero, Tajani, che è anche responsabile Ue per l’Industria e il Commercio in riferimento ai debiti accumulati dallo Stato ha sottolineato: “Stiamo ancora aspettando una risposta sull’ammontare complessivo e su quanti ne siano stati pagati. Venti? Venticinque miliardi? È passato un anno e, nel frattempo, si stanno accumulando altri debiti. Non sarei contento di aprire una procedura contro l’Italia. Ma, nel momento in cui le imprese chiudono per crediti e non per debiti, devo intervenire”.

L’avvio delle pratiche per la procedura di infrazione contro l’Italia da parte dell’Unione europea è stato per Tajani un passaggio obbligato dopo che i rapporti di Ance e Confartigianato hanno evidenziato il mancato rispetto della direttiva europea. Il commissario Ue ha aggiunto che l’Italia ha “solo 3 settimane per risponderci ponendo fine al malcostume attuale”.

L’eurodeputato del PPE Oreste Rossi plaude alla decisione del vice presidente della commissione europea: “È vergognoso – dichiara –  che in altre parti d’Europa, colpite dalla crisi al pari dell’Italia, si registrino deboli segnali di ripresa, mentre, a causa dell’inaccettabile ritardo nei pagamenti da parte delle PA, il nostro Paese si ritrovi nella lista nera dei peggiori pagatori e ora rischi una multa dall’Ue di 3 miliardi di euro. Se un’impresa non paga le tasse o commette infrazioni – aggiunge Rossi- viene immediatamente aggredita da Equitalia, che applica more, sanzioni, multe obbligando spesso l’imprenditore al fallimento e spingendolo in molti casi, addirittura al suicidio. Se invece è lo Stato che deve pagare le imprese, queste, secondo la logica italiana, possono anche aspettare”.

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