Pubblica Amministrazione

Agenda digitale, Brunetta: “Dopo Berlusconi tutto è tornato nell’ombra”

Guai a parlare di segnali di ripresa, di ottimismo, di unità, per ciò che concerne il tema dell’Agenda digitale. A “scalfire” il clima cordiale venutosi a creare all’indomani della presentazione del “Rapporto Caio” a Palazzo Chigi, ci ha pensato Renato Brunetta.

L'onorevole Renato Brunetta

L’onorevole Renato Brunetta

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera ha replicato a Mister Agenda Digitale che, intervistato dal quotidiano Il Messaggero, si era dato “12-18 mesi” per concretizzare la fase di attuazione del suo piano di rilancio. Un arco temporale giudicato colpevolmente eccessivo da Brunetta: “Tra poche settimane le imprese dovranno obbligatoriamente inviare le fatture solo in formato elettronico per non rischiare il mancato pagamento delle stesse, ma la Pubblica Amministrazione è in palese ritardo”.

Nell’intervento dell’onorevole, vi è anche il ricordo di quanto fatto dall’esecutivo all’interno del quale egli stesso ha presenziato: “Tutti sanno, ma sono stato l’unico a dirlo pubblicamente, che l’azione del governo Monti prima e del governo Letta oggi è servita unicamente a fermare tutti i progetti avviati dal presidente Berlusconi e che, come ministro dell’Innovazione ho seguito quotidianamente. Progetti complessi, difficili, duramente contrastati dalla burocrazia interna ma che noi abbiamo fondato su due pilastri fondamentali: la trasparenza e la chiara attribuzione delle responsabilità”. “Dopo di noi – ha proseguito Brunetta – tutto è tornato nell’ombra e nessuno sa più chi ha il compito di fare cosa. Caio si vanta di aver sbloccato lo statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale. Agenzia voluta dall’allora ministro Passera, che ha chiamato da Poste Italiane il direttore generale, e che, a quasi due anni dalla sua istituzione, è ancora ferma al palo. Non sono state smentite le voci di una forzatura sulla coerenza con le norme in materia di assunzione di nuovi dirigenti esterni”. “Stendiamo un velo pietoso e non ne parliamo più, – ha concluso impietosamente il capogruppo di Forza Italia – saranno altri a valutare le singole responsabilità”.

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