Economia e Finanza

Banche italiane, copertura patrimoniale troppo bassa e accantonamenti insufficienti

Le banche italiane continuano a soffrire sotto il peso dei crediti deteriorati. In un articolo del Wall Street Journal viene fatta un’attenta analisi della situazione degli istituti di credito del nostro Paese che si trovano costretti ad aumentare i loro accantonamenti per proteggersi dalle possibili perdite. I risultati del terzo trimestre del 2013 – si legge sul WSJ – confermano le forti difficoltà del sistema bancario italiano, messo alle strette dalle sofferenze, accumulate in questi due anni di recessione.

bancheNella seconda banca italiana, Intesa Sanpaolo, nel terzo trimestre, i crediti in sofferenza sono aumentati di quasi 3 punti percentuali rispetto allo scorso anno, arrivando poco sotto al 15% del totale degli attivi. Intesa Sanpaolo è stata quindi costretta ad accantonare quasi 1,5 miliardi di euro e il costo delle sofferenze ha provocato una forte riduzione del margine di profitto, dimezzatosi a circa 220 milioni di euro. La prima banca italiana, Unicredit, ha invece circa 44,4 miliardi di prestiti a rischio, pari al 14% del totale. Insieme, le due più grandi banche italiane, sono quindi esposte verso crediti dubbi per quasi 88 miliardi, oltre un terzo dell’intero portafoglio a rischio degli istituti di credito italiani. Tuttavia la loro situazione patrimoniale e gli accantonamenti risultano abbastanza rassicuranti. A destare maggiore preoccupazione sono, invece, le banche di medie e piccole dimensioni che hanno una copertura dei crediti deteriorati pari al 35%, una percentuale inferiore rispetto alla media europea, dove la copertura media delle sofferenze è pari al 43%. Per il momento il peso dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche più piccole è ancora molto ridotto, tuttavia il protrarsi della crisi potrebbe metterle facilmente in difficoltà. Una difficoltà che si ripercuoterebbe sulla loro capacità di erogare credito, soprattutto alle Piccole e medie imprese, spina dorsale del Paese.
“Gli istituti di credito di medie grandi dimensioni hanno ancora una copertura patrimoniale troppo bassa e accantonamenti insufficienti”, afferma l’analista Alberto Gallo di Royal Bank of Scotland.
Una possibile soluzione per alleggerire gli istituti potrebbe essere la cartolarizzazione, si legge ancora sul WSJ. Attraverso la cartolarizzazione le banche tolgono i crediti deteriorati dai loro bilanci, tuttavia si tratta di una pratica quasi sconosciuta in Italia. In particolare i crediti alle Pmi, che vengono generalmente considerati come più rischiosi, non vengono quasi mai cartolarizzati. L’argomento è stato trattato dalla stessa Banca d’Italia che, nel suo recente Rapporto sulla Stabilità Finanziaria, ha sottolineato come in Italia le cartolarizzazioni siano attualmente ostacolate dal divario tra il valore al quale i prestiti deteriorati sono iscritti nei bilanci delle banche e il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per acquistarli.

Print Friendly
Tags: , , , , ,

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*